Frana di Petacciato, l’allarme della Società Geologica Italiana: “Servono monitoraggi, modelli 3D e completamento del CARG”

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La Società Geologica Italiana interviene sulla frana di Petacciato: urgenti monitoraggi strumentali, modelli 3D e completamento del progetto CARG per mitigare il rischio

Domenico Calcaterra – Docente di Geologia Applicata dell’Università Federico II di Napoli: “In considerazione della complessità della frana di Petacciato, da tempo nota agli studiosi del settore, diventa di fondamentale importanza l’attivazione di un sistema di monitoraggio strumentale che, integrando tecniche convenzionali ed innovative, in sito e da remoto (es.: interferometria satellitare), consenta non solo di comprendere la dinamica morfoevolutiva del dissesto, ma anche di indirizzare verso i più idonei interventi per la mitigazione del rischio!”.

Rodolfo Carosi – Presidente della Società Geologica Italiana: “Per quanto riguarda la frana di Petacciato, esiste una carta geologica – non ancora pubblicata – ma risultano assenti strumenti fondamentali come modelli tridimensionali e geotematismi specifici (ad esempio carte geomorfologiche e di pericolosità geologica), che dovrebbero essere sviluppati nell’ambito del completamento del programma CARG!”.

“In considerazione della complessità della frana di Petacciato, da tempo nota agli studiosi del settore, diventa di fondamentale importanza l’attivazione di un sistema di monitoraggio strumentale che, integrando tecniche convenzionali ed innovative, in sito e da remoto (es.: interferometria satellitare), consenta non solo di comprendere la dinamica morfoevolutiva del dissesto, ma anche di indirizzare verso i più idonei interventi per la mitigazione del rischio, tema sul quale da decenni è aperto il confronto in ambito tecnico-scientifico! L’evento di Petacciato, ultima riattivazione di una lunga serie nota fin dal lontano 1906 è una delle numerose grandi frane che caratterizza la fascia costiera adriatica da Pesaro a Termoli, presentando marcati caratteri di complessità, per spessori coinvolti e meccanismi evolutivi”. Lo ha affermato Domenico Calcaterra, Ordinario di Geologia Applicata presso l’Università Federico II di Napoli.

Su Petacciato esiste una carta geologica – non ancora pubblicata – ma risultano assenti strumenti fondamentali come modelli tridimensionali e geotematismi specifici (ad esempio carte geomorfologiche e di pericolosità geologica), che dovrebbero essere sviluppati nell’ambito del completamento del programma CARG.

“Negli ultimi mesi il territorio italiano è stato interessato da eventi franosi di grande entità, tra i più estesi osservati in Europa. Tra questi, la frana di Niscemi (gennaio) e quella di Petacciato, avvenuta pochi giorni fa, con estensioni superiori ai 4 km. In entrambi i casi si tratta di fenomeni già attivi in passato, che confermano ancora una volta l’elevata fragilità del nostro territorio – ha dichiarato Rodolfo Carosi, Presidente della Società Geologica Italiana – oggi ulteriormente accentuata dagli effetti del riscaldamento globale.

Secondo i dati ISPRA, il 94,5% dei comuni italiani è esposto a rischi geologici. L’Italia è un Paese intrinsecamente fragile: oltre 650.000 frane censite, una sismicità diffusa, vulcani attivi e coste soggette a erosione. Nonostante ciò, manca ancora una diffusa cultura geologica, sia tra i cittadini sia a livello amministrativo.

È importante sottolineare che l’area di Niscemi non è ancora coperta dalla Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50.000, uno strumento moderno e digitale che risulta tuttora assente in circa il 50% del territorio nazionale. Il progetto CARG (CARtografia Geologica) procede con lentezza e rischia di arrestarsi senza adeguati finanziamenti, lasciando prive di strumenti conoscitivi proprio le aree più vulnerabili.

Per quanto riguarda la frana di Petacciato, esiste una carta geologica – non ancora pubblicata – ma risultano assenti strumenti fondamentali come modelli tridimensionali e geotematismi specifici (ad esempio carte geomorfologiche e di pericolosità geologica), che dovrebbero essere sviluppati nell’ambito del completamento del programma CARG. La conoscenza del territorio è il presupposto indispensabile per qualsiasi intervento efficace di mitigazione del rischio. Investire nella conoscenza geologica, nel monitoraggio, nella prevenzione e nella formazione di geologi qualificati è una scelta strategica. Prevenire costa meno che intervenire dopo le catastrofi e, soprattutto, consente di salvare vite umane.

Il territorio italiano, unico per geodiversità e per la compresenza di molteplici rischi naturali, richiede un’attenzione costante e una cultura della conoscenza che, ad oggi, risulta ancora insufficiente”.