
Il clima cambia e Campobasso deve ripensare il proprio spazio pubblico: alberi, ombra, acqua e suoli permeabili diventano infrastrutture essenziali
CAMPOBASSO – Campobasso non può più permettersi di considerare il verde urbano come semplice arredo. Il clima sta cambiando e la città, progettata per condizioni ormai superate, deve affrontare estati più calde, periodi siccitosi e piogge brevi ma intense. È una trasformazione che riguarda tutte le realtà urbane, anche quelle storicamente più fresche come il capoluogo molisano. La domanda è inevitabile: come vivremo gli spazi pubblici di Campobasso nei prossimi anni?
Secondo l’urbanista Carlo Ratti, la vegetazione deve essere trattata come un’infrastruttura essenziale, non come un elemento aggiunto a fine progetto. Un concetto che trova conferma nelle analisi del professor Francesco Ferrini, che evidenzia come le periferie — spesso prive di ombra e copertura arborea — siano le aree più vulnerabili al caldo. L’albero, dunque, non è decorazione: è un presidio climatico, ambientale e sanitario. Riduce l’isola di calore, migliora la qualità dell’aria, assorbe CO₂, mitiga il rumore e rende vivibili gli spazi pubblici.
Campobasso possiede un patrimonio verde significativo, ma la sfida non è “quanti alberi”, bensì dove servono davvero. Una mappa del bisogno di verde — basata su dati satellitari, temperature superficiali, densità abitativa, scuole, fermate del trasporto pubblico e percorsi pedonali — permetterebbe di individuare le aree più esposte e gli interventi prioritari. Un’alberatura davanti a una scuola o lungo un percorso frequentato da anziani ha un valore sociale e climatico superiore rispetto a nuove piantagioni in zone già verdi.
Ma piantare non basta. Gli alberi richiedono spazio radicale, terreno adeguato, drenaggio e manutenzione. Troppo spesso vengono collocati in suoli compattati, circondati da asfalto, con radici costrette in pochi metri cubi. Il risultato è una vegetazione fragile, destinata a problemi strutturali e a vita breve. Il vero obiettivo è vedere gli alberi piantati oggi ancora sani tra trent’anni.
Accanto al caldo, Campobasso dovrà affrontare la crescente scarsità d’acqua. La città ha impermeabilizzato il suolo per decenni, convogliando rapidamente le piogge verso valle. Oggi deve imparare a trattenere, infiltrare e riutilizzare l’acqua meteorica: superfici permeabili, aiuole drenanti, sistemi di drenaggio sostenibile, recupero delle acque piovane per l’irrigazione e scelte botaniche compatibili con il clima locale.
L’ombra diventa anche un tema di mobilità: un marciapiede esposto al sole può essere impraticabile per anziani e persone fragili. Costruire una rete di percorsi ombreggiati — alberi, sedute, punti d’acqua — può migliorare radicalmente la qualità della vita urbana.
Gli alberi, se ben progettati, migliorano nel tempo: crescono, ampliano l’ombra, rafforzano il microclima. Per questo Campobasso deve dotarsi di un moderno Piano del Verde e dell’Infrastruttura Ecologica Urbana, capace di dialogare con urbanistica, mobilità e opere pubbliche. Un piano che individui criticità, corridoi ecologici, superfici impermeabili e fabbisogni di ombra, trasformando alberi, acqua e spazio pubblico in un unico sistema.
L’ingegnere Nicola Cefaratti denuncia però l’assenza di una visione strategica da parte dell’amministrazione comunale, che non ha prodotto atti coordinati su urbanistica, mobilità sostenibile e reti ecologiche. Una mancanza che rischia di lasciare la città impreparata di fronte alle sfide climatiche.
Campobasso non deve diventare solo più verde: deve diventare una città capace di mettere l’albero giusto nel posto giusto, trattenere l’acqua, ridurre le superfici impermeabili e progettare spazi pubblici vivibili anche in un clima diverso da quello del passato. La qualità delle trasformazioni urbane future sarà misurata anche dall’ombra che sapremo lasciare alle generazioni che verranno.
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