Il lavoro, scritto da Ada e curato da Vittorio, non è soltanto un tributo familiare. Attraverso la storia personale di Marisa, il racconto attraversa oltre un secolo di vicende tra Napoli e il Molise, restituendo uno spaccato vivido della vita nelle contrade rurali tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. Le pagine ripercorrono l’infanzia segnata dalla perdita del padre, il coraggio della madre Giulia – maestra elementare costretta a lavorare in zone montane e povere – e la quotidianità di comunità che vivevano tra precarietà, solidarietà e dignità.
Il libro tocca anche gli anni duri della guerra, i bombardamenti, la ricostruzione materiale e morale del Paese, fino all’impegno professionale di Marisa nelle scuole “Majella” di Agnone. Qui la maestra applicò metodi pedagogici innovativi, ispirati a Dewey, Decroly, Piaget e arricchiti dalle riflessioni di studiosi come Eugenio Cirese e Amedeo Trivisonno. Un approccio moderno, attento ai bisogni degli alunni e alla loro crescita umana, che le valse nel 1993 il Diploma di Benemerenza di Prima Classe con Medaglia d’Oro conferito dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
La “Premessa” firmata dal professor Francesco Paolo Tanzj, che fu anche padre di un suo alunno, testimonia ulteriormente il valore umano e professionale della maestra Romano-Labanca.
Il volumetto potrebbe diventare l’occasione per un convegno dedicato alla sua figura nel 2027, a dieci anni dalla scomparsa, e per presentare anche il libro in preparazione su Sergio Emanuele Labanca, medico, scrittore, giornalista e autore, cui stanno lavorando i figli Ada, Federico e Vittorio.
“Marisa” è anche un racconto sull’emancipazione femminile in anni difficili, un percorso di forza e autonomia che emerge in frasi emblematiche come quella che la protagonista ripeteva spesso: “Per una donna, il primo marito è il lavoro”. Una testimonianza che continua a parlare al presente, ricordando il valore della memoria e delle radici.
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