L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’Associazione Tékne, l’APS Liberaluna ETS – che gestisce Centri Antiviolenza e Case Rifugio in coprogettazione con la Regione Molise – il movimento MeToo e gli studenti delle scuole del capoluogo coinvolti nei percorsi PCTO. Un progetto di responsabilità socio‑culturale che porta un tema urgente direttamente tra le persone, trasformando un luogo di passaggio in un presidio di consapevolezza.
Il cuore dell’evento è la mostra “Lei – Volti dal mondo”, una selezione delle migliori fotografie esposte nelle prime quattro edizioni del Festival Molichrom: ritratti di donne dall’Africa alla Siria, dalla Mongolia all’Europa, capaci di raccontare identità, fragilità e forza attraverso lo sguardo dei più importanti fotografi internazionali.
Accanto alla mostra principale, il pubblico potrà scoprire in anteprima alcuni pannelli dell’esposizione “Il Corpo delle donne come campo di battaglia” della fotoreporter Cinzia Canneri, vincitrice del World Press Photo 2025. L’opera completa sarà presentata alla quinta edizione di Molichrom, in programma al Palazzo GIL dal 20 marzo al 30 aprile 2026.
La galleria ospiterà inoltre un corner informativo presidiato dalle volontarie di MeToo e dalle operatrici dei CAV e delle Case Rifugio Liberaluna, offrendo ascolto, materiali utili e supporto concreto.
Il programma degli eventi si apre il 27 febbraio con l’attività “Donne Stra‑Ordinarie”, che prevede la distribuzione di gadget realizzati dalle operatrici e dalle donne ospiti delle strutture protette. L’8 marzo, per la Giornata Internazionale della Donna, saranno distribuite mimose e flyer con numeri utili per chi necessita di aiuto immediato.
Il 14 marzo spazio ai più piccoli con il laboratorio creativo “Quello che ho nel cuore”, mentre il 21 e 22 marzo la campagna “Io ci metto la faccia” inviterà i visitatori a testimoniare il proprio impegno contro la violenza attraverso un photobooth simbolico.
Il percorso si chiuderà il 28 e 29 marzo, quando gli studenti del Liceo Scientifico Romita accompagneranno i visitatori come ciceroni della mostra. «Vogliamo portare un tema di urgenza sociale tra la gente comune – spiegano gli organizzatori – trasformando la fotografia in uno strumento di consapevolezza e la galleria in un luogo di ascolto».
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