In occasione dell’8 marzo, la CISL AbruzzoMolise – AST Molise diffonde una nota dal titolo “Le donne che reggono il Paese. Le donne che il Paese deve imparare a proteggere”, un testo che invita a trasformare la Giornata internazionale della donna in un momento di responsabilità collettiva e non in un rito formale. Al centro della riflessione, la storia di Giulia Cecchettin, diventata simbolo di un dolore che ha attraversato l’intero Paese.
«L’8 marzo non è un rito da consumare. È uno specchio che ci costringe a guardarci dentro», si legge nel documento. La vicenda di Giulia viene definita un “terremoto morale”, capace di scuotere scuole, famiglie, luoghi di lavoro e comunità, ricordando che la violenza di genere non è un fatto isolato, ma un fallimento collettivo.
Viene sottolineato il valore spesso invisibile delle donne nel tessuto sociale del Molise: pilastri della scuola, della sanità, della cura, della coesione comunitaria. Donne che sostengono carichi di lavoro doppi, affrontano stipendi più bassi e opportunità più fragili, e che nonostante tutto continuano a costruire e tenere insieme ciò che rischia di sgretolarsi.
«L’8 marzo non può essere un appuntamento rituale – afferma D’Alessandro –. Le donne del Molise reggono interi settori del nostro territorio. Sono loro a sostenere ciò che non si vede, ciò che non fa notizia, ma che tiene in piedi le nostre comunità».
Richiamando la storia di Giulia Cecchettin, D’Alessandro ribadisce la necessità di non distogliere lo sguardo: «Ogni donna che subisce violenza è una sconfitta per tutti noi». E aggiunge: «Come CISL Molise abbiamo il dovere di trasformare l’8 marzo in un impegno concreto: parità salariale, servizi adeguati, tutela delle lavoratrici precarie, sostegno alle caregiver, presenza femminile nei luoghi decisionali».
Il sindacato ribadisce la volontà di lavorare per:
In conclusione un ringraziamento alle donne del Molise, del lavoro e della cura, e con una promessa: la CISL sarà al loro fianco nella difesa della dignità e dei diritti.
Le parole finali di D’Alessandro racchiudono il senso dell’intero documento: «In un tempo che spesso divide, sono le donne a ricordarci che la comunità è un bene fragile e prezioso. A loro va il nostro impegno più serio, più umano, più necessario».
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