Costo dell’energia, semplificazione e transizione ambientale sono le tre direttive su cui occorre intervenire urgentemente per tutelare la competitività della manifattura in Italia, altrimenti corriamo il rischio una desertificazione industriale.
Il tema dell’energia è prioritario per tutte le nostre aziende, perché paghiamo costi molto più alti rispetto ai nostri partner europei. Confindustria ha analizzato i dati di maggio 2025 di tre bollette di tre aziende comparabili situate in Italia, Francia e Spagna e il divario è enorme: l’Italia paga tre volte la Spagna e quasi il doppio della Francia. Senza una riduzione del divario energetico la competitività del nostro sistema industriale resta compromessa.
Altrettanto urgente è la semplificazione. I tempi di autorizzazione per impianti e prodotti, aggravati da una pluralità di procedure che si accavallano tra Stato e Regioni, pongono le nostre imprese spesso fuori dalla competizione, riducendo l’attrattività degli investimenti nel Paese. Per questo, serve un quadro normativo che sappia accompagnare le imprese nei processi di investimento e sviluppo e non rallentarle o penalizzarle, con strumenti semplici, chiari e accessibili.
Per quanto riguarda la transizione ambientale, nel settore Automotive dobbiamo lasciarci alle spalle questo annus horribilis caratterizzato da volumi di produzione nazionali, ma anche europei, ai minimi storici e ripartire al più presto.
Il passo indietro dell’Unione Europea annunciato qualche giorno fa sullo stop nel 2035 alle auto con motore endotermico è importante ma non è sufficiente. Segna la revisione di una strategia sbagliata, ma bisogna essere ancora più incisivi per salvare il salvabile di un settore cardine dell’industria europea.
In Molise la crisi di Stellantis che si profila all’orizzonte sarà una valanga che avrà un impatto devastante sul sistema socio-economico della regione. Siamo consapevoli del fatto che le soluzioni sono complesse, ma proprio per questo siamo convinti che non possono venire dal livello locale. Abbiamo bisogno di attenzione nazionale e invitiamo i nostri politici proprio a fare questo: a far sì che si accenda un faro sul Molise.
Riguardo alla nostra Regione, dobbiamo evidenziare ancora una volta lo stato di profonda crisi che stiamo attraversando: le infrastrutture, soprattutto quelle dei trasporti, sono disastrose, il debito della sanità appare ormai irrecuperabile, le imprese reggono grazie agli sforzi dei singoli imprenditori, in assenza di una strategia complessiva di sviluppo territoriale da parte della politica.
Il 2025 è stato l’anno cruciale per il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e per il ritorno alle regole europee di bilancio.
Con la scadenza del 2026 alle porte, il 2025 ha visto una forte accelerazione nella “messa a terra” dei progetti. Tuttavia, rimangono ancora circa 108 miliardi di euro da spendere effettivamente nel biennio finale 2025-2026. I ritardi attuativi hanno portato a diverse rimodulazioni del piano concordate con Bruxelles.
Con il nuovo Patto di Stabilità in vigore, l’Italia è tornata sotto la lente di ingrandimento. Il deficit 2025 rischia di chiudere sopra il 3,5% (invece del 3% sperato), costringendo il Governo a una manovra di bilancio per il 2026 improntata alla massima prudenza.
Per quanto riguarda l’andamento dell’economia nel nostro Paese, va segnalato che nel 2025 i Servizi e il Turismo hanno solo parzialmente compensato il calo della produzione industriale. Il turismo, in particolare, ha registrato un altro anno record, sostenendo il PIL nei trimestri estivi.
Gli investimenti in Italia hanno subìto una brusca frenata dovuta allo stop definitivo agli incentivi edilizi straordinari.
Il mercato del lavoro è stato il vero “scudo” dell’economia italiana nel 2025. Per la prima volta dopo decenni, il tasso di disoccupazione è sceso verso il 6% (dato di ottobre 2025), un livello che gli economisti definiscono vicino alla disoccupazione “frizionale” per il nostro Paese. Si è osservato uno spostamento dai contratti a termine verso quelli a tempo indeterminato (+121mila unità su base annua), segnale che le aziende hanno cercato di trattenere i talenti.
Ma i dati del III trimestre 2025 (pubblicati l’11 dicembre) hanno mostrato la prima inversione di tendenza: un calo degli occupati di circa 45.000 unità e un aumento dell’inattività.
Per quanto riguarda l’inflazione, a ottobre 2025 si è attestata all’1,3%, ben al di sotto dell’obiettivo del 2% della BCE. Nonostante l’indice generale sia sceso grazie al calo dell’energia (gas e petrolio), i prezzi dei beni alimentari e dei servizi sono rimasti rigidi, mantenendo alta la percezione del carovita per le famiglie a basso reddito.
L'Opinionista © since 2008 - Molise News 24 supplemento a L'Opinionista Giornale Online
Direttore responsabile: Alessandro Gulizia - Editore: L'Opinionista
reg. tribunale Pescara n.08/2008 - iscrizione al ROC n°17982 - P.iva 01873660680
Contatti - Privacy - Cookie
SOCIAL: Facebook - X