Al centro della narrazione c’è Nathan Zuckerman, alter ego letterario di Roth, che si reca a Praga sotto l’oppressione sovietica dopo la Primavera, alla ricerca di un manoscritto di racconti yiddish custodito dalla prostituta Olga. Il testo diventa un serrato dialogo tra i due personaggi, un confronto di visioni e disillusioni che affronta grandi temi universali: la libertà dell’uomo, il potere che opprime, il ruolo della scrittura e della letteratura.
Lo spettacolo si inserisce in un affondo nella storia recente d’Europa, tra le contraddizioni della Guerra Fredda e le tracce di un passato ancora vivo. Come sottolinea la regista Laura Angiulli, “L’orgia di Praga, apparentemente un’operina, pulsa del desiderio d’appartenenza e condivisione. Le figure si aggirano come fantasmi nella nebbia di un diritto di sopravvivenza negato, ma si stagliano nette nella rappresentazione, segno di una mortificante conduzione di vita”.
La scelta di portare in scena questo testo si lega idealmente all’esperienza della regista con la trasposizione teatrale de Le braci di Sandor Marai, e al desiderio di riflettere ancora una volta sulle ferite e le contraddizioni dell’Europa del Novecento.
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