I militari, attraverso verifiche tecniche, sono riusciti a ricostruire le modalità con cui i gestori dell’area garantivano l’utilizzo dell’acqua pubblica, richiedendo addirittura un canone non dovuto agli ignari turisti che andava a massimizzare il loro profitto. Due le persone chiamate a rispondere di furto aggravato e truffa aggravata nei confronti di un Ente Pubblico. “Questi episodi accendono i riflettori su un fenomeno tanto silenzioso quanto dannoso: il furto di acqua pubblica rappresenta una condotta da stigmatizzare fermamente – fanno sapere i Carabinieri della Tutela Forestale – In un’area già fortemente interessata dalla carenza di acqua, si privano i cittadini onesti, peggiorando una situazione già critica. Rubare acqua non è solo un reato ma è un gesto profondamente irresponsabile che denota una totale assenza di senso civico”.
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