ISERNIA – La tassa sui rifiuti (Tari) è diminuita del 4,74% nel Comune di Isernia, passando dai 238 euro del 2024 ai 227 euro del 2025, rispetto a una media nazionale che si attesta sui 350 euro l’anno: il dato emerge dallo studio svolto dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil, diretto dal Segretario confederale Santo Biondo, in merito al carico fiscale della Tari sui contribuenti italiani dal 2020 ad oggi nelle città capoluogo di provincia. Il campione dello studio si riferisce ad un nucleo composto da quattro componenti con una abitazione di 80 metri quadrati: l’analisi si basa sui dati delle delibere comunali sulle tariffe Tari (Dipartimento delle Finanze, 2025).
La città più cara per la Tari in Molise è Campobasso con 322 euro, con un incremento del 3,42% rispetto all’anno precedente quando si pagava 311 euro, seguita da Isernia con 227 euro (-4,74%). Nel 2020 la Tari costava 209 euro a un cittadino isernino e 297 euro a uno campobassano. Dal 2020 fino al 2025 la Tari è aumentata del 7,9% a Isernia e del 7,7% a Campobasso. Secondo la Uil la gestione dei rifiuti, in Italia, continua a rappresentare una delle più evidenti contraddizioni dei servizi pubblici locali.
“Una tassa concepita per coprire i costi di raccolta e smaltimento – ha commentato Biondo – si è trasformata in un prelievo, sempre più gravoso, scollegato dal principio di equità fiscale e dai livelli reali di servizio offerti. In particolare le forti differenze tariffarie tra territori sono il risultato di scelte politiche sbagliate e di un sistema di gestione dei rifiuti frammentato e diseguale. La gestione dei rifiuti non può continuare ad essere un’emergenza pagata soprattutto da chi ha meno e chiede, legittimamente bollette più eque, servizi migliori e un sistema ambientale davvero sostenibile e giusto”.









