“Un libro non si giudica dalla copertina”: la testimonianza di Alessandra Di Rocco diventa un racconto

Pubblicata da Gruppo Albatros Il Filo la storia vera di una madre molisana e del figlio Francesco, tra diagnosi di leucemia, cura, solidarietà e resilienza

un libro non si giudica dalla copertinaÈ disponibile in libreria e nei principali store online Un libro non si giudica dalla copertina, l’autobiografia di Alessandra Di Rocco pubblicata dal Gruppo Albatros Il Filo nella collana Nuove Voci Vite. Un racconto intenso, nato in Molise, che attraversa la malattia, la maternità e la rete di solidarietà che ha accompagnato l’autrice e suo figlio nel momento più difficile della loro vita.

Il libro prende forma nel 2016, quando il piccolo Francesco, cinque anni e mezzo, riceve una diagnosi di leucemia linfoblastica acuta di tipo B. Da quel momento inizia un percorso complesso: la corsa in ospedale, le stanze dell’Ematologia pediatrica, la chemioterapia, le attese, la caduta dei capelli, i tentativi quotidiani di ritrovare un frammento di normalità. Accanto al dolore, però, emergono l’ironia, gli amici, gli operatori sanitari e i gesti inattesi di chi, pur quasi sconosciuto, sceglie di tendere una mano.

Il titolo nasce da una frase di Francesco, che da bambino abbracciò un grande cane bianco nonostante i timori della madre: «Un libro non si giudica mai dalla copertina». Una lezione semplice e potentissima, diventata bussola emotiva e morale dell’intero racconto.

Alessandra, operatrice sociosanitaria in un centro per persone con autismo, porta nel libro la stessa attenzione che dedica ogni giorno alle fragilità degli altri. La sua voce è diretta, popolare, a tratti divertente, capace di raccontare la maternità senza filtri: la solitudine, il giudizio della comunità, la precarietà del lavoro e la paura più grande, quella di perdere un figlio.

L’opera, arricchita dalla prefazione di Barbara Alberti, offre spunti preziosi per approfondimenti giornalistici, interviste radiofoniche e riflessioni sul ruolo dell’oncologia pediatrica, sulla verità nel dialogo con i bambini, sulla solidarietà che nasce nei reparti e sulla vita nei piccoli centri del Molise.

«Voglio trasmettere le emozioni che ho provato, belle e brutte, per dare speranza a chi sta affrontando la malattia», scrive l’autrice. Una testimonianza che parla alle famiglie, agli operatori della cura e a chiunque abbia dovuto ricostruire la propria vita dopo un trauma.