CAMPOBASSO – Equilibrio e moderazione: sono queste le parole chiave emerse dal convegno “Il Vino nelle Sacre Scritture”, organizzato dalla sezione di Campobasso dell’Onav e ospitato al Circolo Sannitico. Un appuntamento che ha intrecciato testi sacri, psicologia e medicina, offrendo una lettura multidisciplinare del rapporto millenario tra uomo e vino. L’iniziativa rientra nel calendario ufficiale degli eventi Onav dedicati alla cultura enologica .
In apertura, la delegata Onav Carla Iorio ha ricordato con commozione Alessio Di Majo Norante, figura centrale della rinascita vitivinicola molisana. Un omaggio sentito, seguito da una riflessione sul ruolo sociale del vino: “È un promotore di empatia e relazione: aiuta a creare contatto con chi ci sta accanto e con il territorio”, ha sottolineato Iorio.
Il biblista don Michele Tartaglia ha tracciato un percorso attraverso Antico e Nuovo Testamento, ricordando come il vino sia simbolo di festa, prosperità e presenza divina, ma anche di smarrimento quando se ne abusa. “Il cristianesimo non proibisce il vino, ma invita alla sobrietà: la misura è equilibrio”, ha spiegato Tartaglia, richiamando i passi evangelici e la tradizione biblica.
Lo psicologo junghiano Nicola Malorni ha affrontato il tema dell’alcol come risposta a un vuoto interiore: “La dipendenza è un conflitto: spiritus contra spiritum. L’alcol anestetizza, ma poi spegne tutto, fino alla perdita dell’anima”. Il percorso terapeutico, ha aggiunto, non si basa sui farmaci, ma su attività che favoriscono creatività, relazione e progettualità.
Il diabetologo Antimo Aiello ha chiarito che gli effetti del vino dipendono dalla quantità: “Il vino fa bene? Dipende. Un consumo limitato può avere effetti positivi, ma l’eccesso comporta rischi”. Aiello ha illustrato la composizione della bevanda e il ruolo dei polifenoli, ricordando che studi recenti collegano la dieta mediterranea – con consumo moderato di vino – a una riduzione delle malattie cardiovascolari.
Il convegno ha esplorato anche l’interazione tra musica e vino, con ricerche che mostrano come le onde sonore influenzino sia la percezione sensoriale sia l’evoluzione del vino in affinamento. A impreziosire la serata, le violiniste Francesca Cimino e Beatrice Pizzuto del Conservatorio “Perosi”.
Nelle conclusioni, Carla Iorio ha ribadito che la degustazione è un’esperienza emotiva e culturale: “Il vino è storia, identità, conoscenza. Ma l’eccesso compromette salute e relazioni. Il motto è: bere poco, bere bene, conoscere”.
La serata si è chiusa con la degustazione dei vini molisani delle cantine Borgo di Colloredo, San Zenone e Fratino, confermando il forte legame tra territorio e cultura enologica.
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