“Gli uomini pesce” è un romanzo che attraversa la storia recente e passata del Delta del Po, tenendo insieme Resistenza partigiana, trasformazioni del lavoro, sfruttamento ambientale e crisi climatica. Il libro si muove su più piani temporali – dalla Seconda guerra mondiale agli anni Sessanta, fino all’estate di siccità estrema del 2022 – e segue, tra gli altri, Ilario Nevi, partigiano, e custode di una memoria scomoda e sua nipote Antonia, che indaga un segreto familiare legato al fiume e al passato del territorio.
Nel romanzo il fiume è un archivio vivo, un luogo politico dove si intrecciano lavoro, traumi collettivi, vulnerabilità ambientale e possibilità di riscatto. Il fiume diventa nel romanzo un campo di tensione tra comunità, istituzioni, tecnica idraulica, sfruttamento industriale e cambiamento climatico.
Questo sguardo sui paesaggi fluviali come territori contesi, e non come cartoline, dialoga direttamente con il progetto in corso lungo il Verrino: anche qui l’acqua è pensata come infrastruttura ecologica, culturale, economica e simbolica.
La presentazione si inserisce nel lavoro che il progetto sta sviluppando sul fiume come “paesaggio ibrido”: non solo natura, ma anche memoria operaia, energia idraulica, trasformazioni produttive, crisi ambientale e immaginazione di nuovi usi sociali e turistico-culturali del territorio. È lo stesso terreno concettuale che “Gli uomini pesce” esplora attraverso la narrativa: come viviamo il fiume, cosa gli abbiamo chiesto, cosa ci sta restituendo oggi.
Wu Ming è un collettivo di scrittori nato a Bologna nel 2000 dall’esperienza del progetto multiautore “Luther Blissett”. Il nome, in cinese, significa “senza nome” o “anonimo”, una scelta che rivendica una pratica d’autore politica e collettiva. Il gruppo lavora da anni su narrativa storica e territoriale, intrecciando ricerca d’archivio, immaginazione letteraria e critica sociale, spesso rifiutando la personalizzazione mediatica dell’autore e preferendo presentarsi come realtà collettiva.
Wu Ming 1 è uno dei membri del collettivo (pseudonimo di Roberto Bui). Accanto ai lavori scritti a più mani, pubblica anche libri “in solitaria”, come questo romanzo, in cui unisce indagine storica, attenzione ecologica e tensione narrativa. Il suo lavoro mette in relazione territori concreti, memorie marginali e forme di resistenza, e usa la letteratura come strumento di intervento politico e civile nello spazio geografico.
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