
Dal 5 giugno al 26 settembre 2026 il MACTE di Termoli presenta le mostre di Ingrid Hora e Silvia Mariotti, dedicate alla crisi climatica e ai nuovi ecosistemi tra natura e artificio
TERMOLI – Il MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli, diretto da Caterina Riva, inaugura la stagione estiva 2026 con due progetti espositivi che affrontano i temi della trasformazione climatica e del rapporto tra essere umano e ambiente. Dal 5 giugno al 26 settembre, il museo ospita le mostre “Cloud Catchers” di Ingrid Hora, a cura di Emanuele Guidi, e “Anime di Cristallo” di Silvia Mariotti, a cura di Matilde Galletti. Entrambe le artiste sono vincitrici della 13ª edizione dell’Italian Council, programma del Ministero della Cultura dedicato alla creatività contemporanea.
Cloud Catchers: miti, acqua e crisi climatica
In Cloud Catchers, Ingrid Hora intreccia antichi racconti e riflessioni contemporanee sul rapporto fragile dell’umanità con l’acqua. Inondazioni e siccità, spesso personificate da figure femminili, dialogano con frammenti di conversazioni con scienziati e ricercatori del clima. Il progetto si traduce in una video‑installazione a tre canali e in interventi scultorei che evocano strumenti per raccogliere e condensare l’acqua, ispirati alle fog fences, le reti raccogli‑nebbia utilizzate in diverse aree del mondo. Le immagini filmate nel Mediterraneo si alternano a materiali provenienti da social media e archivi scientifici, componendo una coreografia visiva che restituisce la complessità della crisi climatica. Il progetto è stato promosso da BAR project con Hangar di Barcellona, Eurac Research di Bolzano e Fondazione Dar Bellarj di Marrakech.
Anime di Cristallo: ecosistemi ibridi tra natura e artificio
Con Anime di Cristallo, Silvia Mariotti esplora forme di vita immaginarie nate dall’incontro tra elementi organici e inorganici. Fotografie, sculture e materiali raccolti durante una residenza nelle Azzorre danno vita a ecosistemi ibridi che evocano fossili contemporanei e biomi in trasformazione. L’artista ha lavorato con un ingegnere ambientale e una restauratrice per coltivare micro‑organismi capaci di colonizzare carte fotografiche, generando paesaggi ispirati alle caldeiras vulcaniche dell’isola di São Miguel. Patine inorganiche, cristallizzazioni e cianotipie completano un ambiente sospeso tra scienza e immaginazione. Il progetto è stato presentato per la prima volta al MUHNAC di Lisbona, poi allo IAC di Angra do Heroísmo e successivamente in una personale nelle Marche.
Le due mostre entrano ora nella collezione permanente del MACTE, arricchendo il percorso del museo con nuove riflessioni sulla crisi climatica, la trasformazione della natura e il ruolo dell’immaginazione nella lettura del presente.









