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Coldiretti Molise alla grande assemblea di Montesilvano per difendere il Made in Italy

MONTESILVANO – L’esplosione dei costi di produzione fino al 30%, scatenato dalla guerra in Iran; mette a rischio le produzioni agricole, con rincari a doppia cifra per fertilizzanti e listini delle materie plastiche, rendendo necessarie misure urgenti di sostegno Ue per tutelare le coltivazioni. Ad affermarlo è la Coldiretti in occasione della mobilitazione di tremila agricoltori e pescatori dell’Adriatico (fra cui oltre 500 molisani) al Pala Dean Martin di Montesilvano, in Abruzzo, che arriva dopo altre tappe in tutta Italia che hanno visto la partecipazione di 40mila soci agricoltori anche per denunciare inganni come quelli dell’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che permette di far diventare made in Italy prodotti che italiani non sono.

Presenti alla grande convention il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, il segretario generale Vincenzo Gesmundo, oltre al il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida. Intervenendo in assemblea il direttore Ascolese ha assicurato il massimo impegno a difesa dell’agricoltura regionale. “coldiretti Molise è pronta a mettere in mora la regione senza alcun indugio. sappiamo di poter contare sul sostegno di tutti voi soci. Quindi la parola d’ordine è oggi e sarà “mobilitazione permanente” fino a che non otterremo i risultati che ci spettano. La forza l’abbiamo e siete tutti voi, l’orgoglio altrettanto. Non accettiamo – ha concluso prima di passare la parola al delegato regionale di Coldiretti Giovani Impresa Molise, Michele Porfido – che il bilancio proprio, della Regione, non preveda investimenti autonomi a favore dell’agricoltura che rappresenta la vitalità di quei territori di montagna e di collina”.

Nel suo intervento Porfido ha posto l’accento sulla necessità della semplificazione amministrativa, sottolineando “i ritardi nei pagamenti dei bandi che, ha detto, “arrivano quando ormai è troppo tardi. Un vero e proprio dazio occulto che non è più accettabile: chiediamo pertanto alla Regione che potenzi gli uffici regionali. Ogni giorno di ritardo è un’impresa che perde competitività”. Oltre a ciò Porfido ha ribadito l’importanza della difesa del cibo molisano dalla “vergogna” del Codice Doganale “per abrogare o modifica in maniera sostanziale il quale – ha detto – abbiamo chiesto alla Regione ed a tutti i comuni del Molise di votare una delibera di Giunta o di Consiglio che ne chieda l’abrogazione. Oltre a ciò il giovane imprenditore ha ribadito l’importanza di risolvere l’emergenza cinghiali, sottolineando che adesso esistono tutti gli strumenti normativi per intervenire. Noi agricoltori – ha concluso – non abbiamo bisogno di assistenzialismo, vogliamo solo poter lavorare onestamente e raccogliere i frutti del nostro lavoro”.

Durante la mattinata è stata ribadita la fondamentale importanza del recupero dei fondi Pac, grazie alla grande mobilitazione di Coldiretti a Bruxelles di dicembre scorso: dei 10 milioni di euro ottenuti, 155 milioni saranno destinati al Molise. Queste risorse aggiuntive, frutto del ruolo determinante del Governo italiano, potranno essere utilizzate dagli agricoltori per investimenti in innovazione, sostenibilità ambientale e modernizzazione delle strutture agricole, rafforzando la competitività del settore.

Durante la convention è stato, tuttavia, ribadito che i costi per un’azienda agricola salgono fino al 30%, colpendo soprattutto quelle più meccanizzate. In crescita soprattutto i fertilizzanti: l’urea ha registrato rincari di circa il 35% rispetto al periodo pre-conflitto in Iran, con maggiorazioni di oltre a 200 euro a tonnellata, secondo l’analisi Coldiretti sui dati delle Camere di Commercio. Tendenza al rialzo per tutti i prodotti, dal nitrato ammonico al solfato ammonico.

Uno scenario che come già con la guerra in Ucraina, evidenzia la vulnerabilità di un’Europa che ha scelto di delocalizzare la produzione di fertilizzanti per motivi puramente ideologici. Da qui la necessità di una svolta radicale, che punti sulla valorizzazione dei concimi naturali come il digestato, ma anche la cancellazione del Cbam, il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (Cbam) che tassa i fertilizzanti gravando pesantemente sui bilanci delle imprese agricole e, più in generale, mettendo a rischio la sovranità alimentare dell’Unione Europea. Un tema al centro di un incontro con il vicepremier e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani.

I rincari riscontrati sui prodotti al consumo non si trasferiscono però sui prezzi pagati agli agricoltori, che restano la categoria più penalizzata della filiera insieme a cittadini consumatori che ora combattono con i rincari nel carrello. Analizzando i listini Ismea della seconda settimana di marzo di frutta e verdura, si nota che le fragole calano del 18%, mele e pere rimangono stabili e i kiwi aumentano dell’1%, rispetto alla settimana precedente. Calano anche carciofi, bieta, finocchi, indivia e lattuga, mentre aumentano carote, cipolle, cavolfiori e cavoli broccolo.

A causa del caro gasolio le marinerie sono, costrette a ridurre le uscite in mare per contenere i costi, e può capitare che bastino delle previsioni meteo incerte per spingere a rimanere in porto, evitando di consumare gasolio prezioso. Secondo un’analisi Coldiretti Pesca su dati Stecf, nel corso di una singola giornata di pesca si consumano in media circa 500 litri di gasolio, dall’uscita al rientro sul molo. In tale ottica è importante la misura annunciata dal ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida del credito d’imposta che riprende una richiesta di Coldiretti Pesca e rappresenta un sostegno importante per la ripresa delle uscite in mare.

Nel suo intervento il Segretario Generale, Vincenzo Gesmundo, ha ribadito che “il cibo deve essere considerato una vera infrastruttura strategica per il Paese: senza agricoltura non c’è sicurezza nazionale né futuro – ha detto – In un contesto globale segnato da guerre e instabilità, garantire cibo sufficiente e di qualità è una priorità assoluta. È una responsabilità che può essere assicurata solo dal lavoro degli agricoltori. La guerra è già dentro le nostre aziende, tra aumento dei costi e difficoltà negli approvvigionamenti – ha spiegato – Non possiamo far finta di nulla; servono scelte politiche forti e strutturali che mettano davvero l’agricoltura al centro. Oggi una delle emergenze principali riguarda i costi di produzione, da gasolio a fertilizzanti tutto è aumentato, dobbiamo fermare le speculazioni”.

“I costi per le imprese agricole sono aumentati in modo considerevole – ha affermato il Presidente Prandini – arrivando a superare il 30%. Le prime risposte sono giunte dal Governo italiano, che ha cercato di intervenire anche nelle ultime ore, ad esempio sul tema del taglio delle accise e dei crediti d’imposta per i trasportatori e i pescatori. Tuttavia, abbiamo bisogno anche di risorse comunitarie per fornire risposte non solo agli agricoltori, ma più in generale a tutti i cittadini e consumatori. Purtroppo – ha aggiunto il Presidente – il fenomeno della speculazione è presente anche nella filiera agroalimentare. Nelle ultime ore, molte filiere hanno registrato una diminuzione dei prezzi riconosciuti ai produttori. Basti pensare al comparto lattiero-caseario o al settore ortofrutticolo: nonostante il calo dei prezzi all’origine, quelli per i consumatori continuano ad aumentare. È quindi necessaria -ha concluso il Presidente – un’azione di monitoraggio e controllo da parte dell’esecutivo, per evitare che, in una fase già critica, qualcuno possa speculare sulle spalle di chi produce e di chi acquista.

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