BOLOGNA – Il Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro, ideato e diretto da Antonello Barone, approda a Bologna il 12 maggio 2026 per la quarta tappa dell’undicesima edizione, dopo gli appuntamenti di Bergamo, Roma e Torino. La cornice scelta è la Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale, dove alle 14.30 si aprirà un pomeriggio di confronto dedicato ai grandi temi del nostro tempo: guerra, geopolitica, tecnologia, energia e sostenibilità.
L’edizione 2026 porta un titolo eloquente: “L’era della Supremazia. Geopolitica. Tecnologia. Energia.” Una domanda attraversa l’intero programma: può esistere sviluppo sostenibile in un mondo in cui il multilateralismo vacilla e la guerra torna a essere strumento di politica internazionale? La tappa bolognese rientra nel Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso da ASviS.
I lavori saranno introdotti dai saluti di:
La prima sessione, “Guerra, il ritorno della parola oscena”, vedrà il dialogo tra Alec Ross, Distinguished Adjunct Professor alla Bologna Business School, e il direttore del Festival Antonello Barone. Saranno presentati due volumi che stanno alimentando il dibattito internazionale:
Al confronto parteciperanno anche:
La seconda parte dell’incontro sarà dedicata al rapporto tra tecnologia, energia e industria automobilistica. Ad aprire la sessione “Automotive e Dual Use: la sfida europea tra tecnologia ed energia” sarà la presentazione della ricerca di mercato “Energia, Automotive e Dual Use: la sfida europea”, realizzata da Lorenzo Pregliasco di YouTrend.
Seguirà un confronto con:
Per l’edizione 2026, il Festival ha scelto un simbolo forte: L.O.V.E., la celebre scultura di Maurizio Cattelan, nota come Il Dito. Un’icona provocatoria che richiama il tema del potere e delle sue distorsioni, perfettamente in linea con la riflessione sull’“era della supremazia”.
«Siamo nell’era della supremazia – afferma il direttore Antonello Barone –. Cercheremo di capire se la guerra stia tentando di chiudere la lunga parentesi di pace vissuta dall’Europa negli ultimi 80 anni».
Per Enrico Giovannini (ASviS), il messaggio è altrettanto chiaro: «Non può esserci futuro senza pace, giustizia e sostenibilità».
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