Il ricordo di José Tedeschi nel 44mo anniversario della scomparsa

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murales josé tedeschi

CAMPOBASSO – Il 2 febbraio del 1976 nella città de La Plata venne ritrovato il corpo martoriato ed irriconoscibile di Giuseppe Tedeschi, un missionario salesiano di 42 anni nato a Jelsi ed emigrato con il resto della famiglia nel 1950 in Argentina. Venne sequestrato, torturato e ucciso dalla formazione paramilitare fascista Tripla A, Alleanza Anticomunista Argentina, promossa da professori di filosofia che teorizzavano la necessità di purificare secondo gli insegnamenti nazisti sia la scuola che la chiesa.

Padre José venne punito perché aveva aperto una scuola, un pronto soccorso, una biblioteca, un centro distribuzione generi alimentari, una falegnameria e delle cooperative nel Barrios poverissimo di Villa Itatì alla periferia di Buenos Aires.

“Oggi, con la nostra piccola Associazione che porta il suo nome, continuiamo il suo insegnamento, proseguiamo il suo cammino di amore per la vita, continuiamo a ribadire il valore dei diritti umani per tutti, in contrasto con ogni forma di razzismo, xenofobia, violenza, persecuzione, discriminazione, negazione della libertà, oppressione e sfruttamento.

Contando solo sulle nostre forze e animati dal buon cuore, attraverso una rete di contatti anche esteri, con Patronati, Associazioni Umanitarie e Caritas, abbiamo accolto poco meno di 500 persone rientrate da Venezuela e Argentina.

Con il nostro impegno continueremo a mantenere vivi i suoi insegnamenti e vogliamo ringraziare anche una volontaria del Comitato 11 Giugno, con cui condividiamo la mobilitazione nazionale in difesa del modello di accoglienza umanitaria attivata da oltre 20 anni a Riace e che ha scelto di non lasciare solo Mimmo Lucano, per essere stata ieri in visita a Villa Itatì, per essere entrata in contatto, attraverso la nostra rete, con Sergio Stivala, il chierichetto di Josè Tedeschi e per averci inviato delle immagini che ci dimostrano come i suoi poveri continuano ad amarlo e come non lo hanno mai dimenticato”.