ROMA – Le nuove forme di ischemia e infarto “invisibili”, difficili da diagnosticare con gli strumenti tradizionali, sono state al centro del XX Congresso della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) Lazio e Molise, svoltosi il 5 e 6 giugno all’Università Sapienza di Roma. Un appuntamento che ha riunito specialisti delle due Regioni per approfondire le principali sfide della medicina interna contemporanea.
Sotto la lente degli esperti le sindromi INOCA (ischemia miocardica con arterie coronarie non ostruttive) e MINOCA (infarto miocardico con arterie coronarie non ostruttive), condizioni caratterizzate da dolore toracico, alterazioni degli enzimi cardiaci e sofferenza miocardica, ma assenza di stenosi significative alla coronarografia.
Queste forme colpiscono soprattutto donne tra i 45 e i 65 anni e pazienti con profili di rischio meno tipici. Alla base possono esserci alterazioni del microcircolo coronarico o spasmi delle arterie, che determinano ischemia e aumentano il rischio di eventi avversi se non riconosciuti tempestivamente.
«Dobbiamo alzare la guardia – sottolinea il professor Alessio Molfino, presidente SIMI Lazio e Molise e ordinario di Medicina Interna alla Sapienza – perché molti pazienti rischiano di rimanere in un limbo assistenziale. Il dolore toracico c’è, ma gli esami tradizionali non mostrano stenosi coronariche. È invece fondamentale individuare la causa e impostare percorsi diagnostici e terapeutici adeguati per evitare complicanze, nuovi accessi in Pronto Soccorso e riospedalizzazioni».
L’INOCA rappresenta una quota rilevante dei pazienti sottoposti ad angiografia e interessa in prevalenza il sesso femminile. La MINOCA, invece, è responsabile del 5-10% degli infarti miocardici e richiede un inquadramento accurato per escludere altre cause di danno cardiaco.
I pazienti presentano spesso comorbilità multiple – obesità, diabete, ipertensione – e terapie complesse. Nelle donne, soprattutto in età peri e post-menopausale, possono emergere anomalie del microcircolo, talvolta associate a fumo o uso di contraccettivi.
In questo scenario, l’internista assume un ruolo decisivo grazie alla capacità di integrare dati clinici, laboratoristici e strumentali, individuando precocemente condizioni difficili da riconoscere e orientando il paziente verso il percorso più appropriato.
Il Congresso ha rappresentato anche un momento di confronto su altri temi cruciali:
«Il Congresso SIMI – conclude Molfino – è un’occasione preziosa di aggiornamento e confronto. La condivisione delle evidenze scientifiche è fondamentale per migliorare la qualità dell’assistenza e affrontare le nuove sfide della medicina interna. Un valore particolarmente importante per i giovani internisti, ai quali vogliamo offrire opportunità concrete di crescita professionale».
La sezione SIMI Lazio e Molise, tra le più numerose d’Italia, conferma così il proprio ruolo di riferimento nella promozione della cultura internistica e dell’innovazione clinica.
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