“Dire che il consenso va ridefinito, ristretto, reinterpretato significa aprire uno spazio pericoloso: quello in cui la vittima torna a essere interrogata e giudicata. “Hai resistito? Hai gridato? Ti sei opposta abbastanza?”. È una logica che conosciamo bene. Ed è la stessa che per anni ha alimentato silenzi, colpevolizzazioni e impunità. Noi diciamo con chiarezza che questa impostazione è sbagliata. E che va fermata”, aggiunge Tersigni. In Abruzzo e Molise la mobilitazione è già in campo. Domenica 15 febbraio a Campobasso, dalle ore 11, appuntamento in piazza Vittorio Emanuele.
La Cgil Abruzzo Molise sarà nelle piazze, nei territori, nei luoghi di lavoro “perché la violenza maschile contro le donne non è un’emergenza episodica: è un fenomeno strutturale che si intreccia con precarietà, ricatto occupazionale, disuguaglianze salariali e rapporti di potere. Chiediamo alle parlamentari e ai parlamentari eletti in Abruzzo e Molise di assumersi una responsabilità chiara e pubblica. Non bastano dichiarazioni generiche contro la violenza: su questo provvedimento serve una presa di posizione netta. O si sta dalla parte dell’autodeterminazione delle donne, o si sceglie di indebolirla. La mobilitazione continuerà fino alla manifestazione nazionale del 28 febbraio a Roma. Non ci fermeremo. Non arretreremo. Non accetteremo compromessi al ribasso sulla libertà delle donne. Chi oggi vota questo DdL si assume la responsabilità politica di un passo indietro che il Paese non può permettersi”, conclude Tersigni.
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