
Il tossicologo Massimo Persia presenta a Roma “Skin player”, saggio sulle dipendenze e sul gioco d’azzardo, con un forte richiamo sociale
ROMA – È stato presentato a Roma “Skin player”, il nuovo libro del tossicologo Massimo Persia, professionista di origini molisane con una lunga esperienza alla guida del Serd di Tivoli‑Guidonia. L’autore, legato ai comuni di Bagnoli del Trigno e Salcito attraverso la storia della sua famiglia, torna in libreria con un saggio che affronta uno dei fenomeni più complessi e sottovalutati del nostro tempo: le dipendenze legate al gioco, sempre più alimentate dal digitale.
Durante l’incontro ospitato dall’associazione Forche Caudine, Persia ha ricordato le sue radici e l’importanza della memoria collettiva, lanciando anche un appello simbolico al sindaco di Bagnoli per ripiantare l’olmo storico della piazza del paese, scomparso negli anni.
“Skin player” analizza un settore che in Italia muove circa 170 miliardi di euro l’anno, tra giochi tradizionali, slot, piattaforme online e videogiochi. Un giro d’affari enorme che, secondo l’autore, rende difficile affrontare apertamente il tema, spesso minimizzato nonostante oltre un milione di persone nel Paese viva situazioni di dipendenza senza ricorrere alle cure.
Il volume si rivolge in particolare agli operatori sanitari e sociali, offrendo una panoramica scientifica su ciò che accade nel cervello di chi sviluppa una dipendenza. Persia dedica ampio spazio anche ai giovani, spiegando come la maturazione incompleta della corteccia prefrontale li renda più vulnerabili agli eccessi. Il videogioco non viene demonizzato, ma analizzato nei suoi aspetti positivi e nei rischi legati all’abuso.
Il tossicologo richiama inoltre la necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione e le politiche di contrasto al gioco illecito, sottolineando come il Molise — sua terra d’origine — sia tra le regioni italiane con la spesa pro capite più alta.
Arricchito dalla postfazione di Emanuele Saladino e da contributi grafici e fotografici, “Skin player” si chiude con un messaggio di speranza: molte persone, racconta Persia, sono riuscite a liberarsi dal “piacere tossico” del gioco e a riprendere in mano la propria vita.








