I Solisti di Kiev al Teatro Savoia: ecco come è andata

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CAMPOBASSO – Concerto carico di emozioni quello di ieri sera al Teatro Savoia di Campobasso con I Solisti di Kiev. La serata si è aperta con l’inno dell’Ucraina e i saluti del presidente della Regione Molise Donato Toma, il quale con parole toccanti ha sottolineato il potere di condivisione della musica che “riesce ad accarezzare l’anima, facendo sentire la vicinanza al popolo ucraino, che ora è anche il nostro popolo. Vogliamo essere operatori di Pace pronti all’accoglienza” – ha concluso il presidente. Ha rafforzato il messaggio il vicesindaco e assessore alla Cultura Paola Felice, la quale nell’esprimere l’incredulità di quanto sta avvenendo, ha posto l’urgenza di una riflessione sul significato di democrazia oggi. Presenti in sala, con spirito di solidarietà e vicinanza, anche il senatore Fabrizio Ortis, il sindaco di Campobasso Roberto Gravina e il sindaco di Isernia Piero Castrataro.

L’orchestra dell’Ucraina, prima di suonare, ha voluto condividere la volontà di onorare, nonostante la sofferenza, questo impegno, “raccogliendo tutte le forze e mettendo il cuore in ogni nota di questo concerto per trasmettere un messaggio di speranza e di pace”.

A chiudere i brevi saluti il direttore artistico dell’Associazione Amici della Musica di Campobasso, Antonella De Angelis, figlia del fondatore Walter, che ha sottolinea “come la forza della bellezza e della musica alla fine vinceranno sempre”.

Da subito l’ensemble, dal suono vellutato e di grande pregio, ha rivelato un ottimo affiatamento e ricchezza espressiva. Dal programma, con l’accostamento di autori ucraini quali Myroslav Skoryk e Anton Stepanovič Arenskij con gli italiani Tomaso Albinoni, Antonio Vivaldi, Nino Rota e il compositore, presente in sala, Raffaele Bellafronte, il pubblico ha avuto la possibilità di apprezzare il livello dell’orchestra da camera e dell’oboista Francesco Di Rosa. Notevole l’interpretazione del Concerto per archi di Nino Rota, in cui eleganza e fluidità ritmico melodica, mista al senso malinconico tipico del compositore, ha saputo evocare immagini e memorie felliniane. Ben accostato in successione il Concerto n.3 per oboe e archi di Bellafonte, composizione di grande impatto emotivo con momenti di estrema tensione sapientemente espressa dagli archi. La voce dell’oboe si incastonava con grande sensibilità e maestria nella trama timbrica dei violini, trasportando tutti in una dimensione sospesa senza soluzione se non alla fine del corale, planando nel suono dell’accordo maggiore, che chiudeva il cerchio in un timbro carico di luce, carico di speranza.