A Termoli e Campobasso la mostra itinerante “Dall’amore nessuno fugge”

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TERMOLI – Sbarcherà presto in Molise la mostra itinerante “Dall’amore nessuno fugge”. Un cambio di prospettiva sulla realtà carceraria e una provocazione: le APAC e il carcere senza sbarre. L’esposizione sarà ammirabile prima a Termoli (Museo d’Arte Contemporanea, in via Giappone) dal 21 al 27 ottobre e poi a Campobasso (Area espositiva Ex Gil, in via Genova) dal 28 ottobre al 3 novembre.

25 pannelli fotografici, storie di uomini, non di carcerati. Perché nelle APAC entrano solo le persone, i delitti restano fuori. Così ricorda la frase posta al di fuori delle Associazioni di Protezione e Assistenza ai Condannati in Brasile, a dichiarare che qui la preoccupazione è per l’essere umano, non per le sbarre, le uniformi, la reclusione.

Il gruppo trasversale degli organizzatori e sostenitori della mostra comprende i Csv di Pescara e Chieti, che promuovono e valorizzano il lavoro delle associazioni di volontariato nell’ambito carcerario, e numerose realtà operanti nel terzo settore, nella giustizia e nel mondo della cultura. L’intento è di porre l’attenzione sull’attuale situazione carceraria, portando come esempio la provocazione delle APAC brasiliane che attuano un sistema nuovo nel mondo della giustizia, dando vita a istituti di pena senza celle, senza polizia penitenziaria, senza armi, in cui sono gli stessi carcerati, chiamati recuperandi, a gestire la vita comune.

Questa esperienza dal sapore paradossale è raccontata nella mostra fotografica realizzata in occasione del “Meeting per l’Amicizia fra i popoli” del 2016, a cura di Javier Restán, Julián de la Morena, Fabrizio Pellicelli, Jacopo Sabatiello, in collaborazione con la Fondazione Avsi. La mostra prende il nome dalla frase di un recuperando, José, che dopo essere riuscito ad evadere da tutte le prigioni nelle quali era stato recluso, ha fatto l’esperienza di una realtà carceraria diversa nella quale ha reagito in modo diverso.

Il caso di José non è l’eccezione, considerando che il tasso di recidiva nelle APAC brasiliane è quattro volte inferiore agli istituti tradizionali (15% contro l’85%, fonte Ansa). Sovraffollamento, inadeguatezza degli edifici, carenza di organico nel personale penitenziario, mancanza di fondi per il trattamento rieducativo e per il lavoro dei detenuti, sono le criticità note ormai da tempo nelle carceri.

La Corte Europea dei Diritti Umani, con la sentenza Torreggiani, una decisione presa all’unanimità, già nel 2013 ha condannato l’Italia per la violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani (CEDU).