
Si chiude la sessione invernale di Termoli Musica 26: cinque concerti tra romanticismo, Novecento, teatro musicale e grandi interpreti
TERMOLI – Si è conclusa ieri sera, all’Auditorium di via Elba, la sessione invernale di Termoli Musica 26, una rassegna che ha saputo intrecciare con coerenza repertori, linguaggi e forme espressive differenti. Cinque appuntamenti – quattro serali e una matinée – che hanno confermato la vitalità del progetto e la qualità degli interpreti coinvolti, delineando un percorso capace di attraversare epoche e stili, dal romanticismo al Novecento, dalla musica da camera al teatro musicale.
Dal lirismo romantico al virtuosismo
Il 31 gennaio il Duo Con Brio, formato dal violoncellista Alessandro Mauriello e dalla pianista Angela Ignacchiti, ha inaugurato la stagione con “Dal lirismo al virtuosismo”. Un programma costruito su contrasti espressivi: dai preludi verdiani I masnadieri e Attila, ricchi di tensione teatrale, alla dimensione intima della Sonata D 821 di Schubert. Mauriello ha offerto un suono pieno e cantabile, mentre Ignacchiti ha garantito equilibrio dinamico e chiarezza armonica. Elegante il Lied ohne Worte op. 109 di Mendelssohn, brillante la Polonaise op. 14 di Popper, eseguita con solida tecnica virtuosistica. La maturità interpretativa del duo, forte di riconoscimenti internazionali, ha dato avvio alla rassegna con un concerto raffinato e coinvolgente.
Il Novecento tra tradizione e ricerca
Il 22 febbraio il mandolinista Gianluigi Di Lauro e il pianista Luigi Marrone hanno proposto “Il Novecento – Dalla tradizione all’innovazione”, un programma raro che ha valorizzato il mandolino come strumento da concerto. Le pagine di Margola e Gál hanno rivelato un linguaggio sospeso tra neoclassicismo e modernità, mentre Calace e Munier hanno riportato alla luce la tradizione virtuosistica italiana. Di Lauro, premiato in numerosi concorsi, ha offerto una lettura raffinata e tecnicamente impeccabile, sostenuto da Marrone con grande sensibilità timbrica. Un dialogo cameristico equilibrato, capace di unire rigore e comunicatività.
Musica e teatro nel segno di Coco Chanel
L’8 marzo, in occasione della Festa della Donna, il trio composto da Giuseppe Nese, Gabriella Orlando e Ivonne Grimaldi ha presentato “Le blanc et le noir”, concerto-spettacolo dedicato a Coco Chanel. Musica e narrazione si sono intrecciate in un percorso evocativo che ha attraversato Satie, Debussy, Chopin e la chanson francese di Piaf. Nese ha offerto un fraseggio elegante, Orlando un pianismo ricco di colori, mentre la voce recitante di Grimaldi ha dato coerenza drammaturgica, trasformando il concerto in un racconto poetico e immersivo.
Il pianoforte protagonista
Il 15 marzo il pianista Pierluigi Camicia, artista di fama internazionale e vincitore dei concorsi “Viotti” e “Busoni”, ha proposto un programma di ampio respiro: dalla Sonata Patetica di Beethoven al lirismo di Schumann, dalla complessità di Chopin al raffinato impressionismo di Ravel. Camicia ha offerto una lettura intensa e strutturalmente limpida: vigorosa nella drammaticità beethoveniana, intima nelle Romanze di Schumann, poetica nella Polonaise-Fantasie di Chopin. La chiusura con Le Tombeau de Couperin ha confermato la sua eleganza interpretativa e il controllo timbrico di grande finezza.
Lirica e teatro: Callas e Pasolini
La stagione si è chiusa il 29 marzo con “Tacer cantando”, concerto-spettacolo dedicato al rapporto tra Maria Callas e Pier Paolo Pasolini. La soprano Samantha Sapienza e la pianista Nadia Testa, anche voce narrante, hanno costruito un racconto intenso che, partendo dal set di Medea, ha attraversato le grandi eroine dell’opera: Norma, Tosca, Violetta, Leonora. Sapienza ha unito qualità vocali e capacità attoriali, evocando la complessità emotiva della “Divina”, mentre Testa ha sostenuto con sensibilità teatrale, creando un clima sospeso tra parola e canto.








