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Calici diVini: masterclass ONAV sui difetti del vino con la ricercatrice Federica Bonello

A Campomarino la masterclass ONAV guidata da Federica Bonello (Crea) ha approfondito il riconoscimento sensoriale dei principali difetti del vino

CAMPOMARINO – Riconoscere un vino imperfetto non è affatto semplice. Odore di tappo, sentori di aceto, note di terra umida, peperone, cipolla, cavolo, sottobosco o addirittura uovo marcio: sono solo alcune delle alterazioni che possono compromettere un calice. Proprio il tema dei difetti olfattivi è stato al centro della giornata di studio organizzata dalla sezione ONAV di Campobasso, guidata dalla delegata Carla Iorio, che ha ospitato la ricercatrice Federica Bonello del Crea – Centro di ricerca viticoltura ed enologia, il principale ente italiano dedicato alla filiera agroalimentare.

La masterclass, ospitata nella “Sala di comunità” di Nuova Cliternia, a Campomarino, ha richiamato imprenditori vitivinicoli, enologi e assaggiatori provenienti non solo dal Molise, ma anche da Puglia e Abruzzo. Un pubblico numeroso e attento, desideroso di approfondire il complesso universo dei difetti del vino attraverso un approccio teorico e sensoriale.

Bonello ha guidato i partecipanti in un percorso strutturato lungo le diverse fasi della produzione enologica, spiegando come e quando possano insorgere alterazioni aromatiche. Se dal punto di vista visivo un vino torbido può già destare sospetti, è soprattutto l’analisi olfattiva a richiedere competenze specifiche. I difetti, ha spiegato la ricercatrice, derivano da molecole presenti in concentrazioni eccessive o da composti che non dovrebbero essere presenti affatto, come nel caso del celebre “odore di tappo”.

La prima parte della lezione è stata dedicata ai difetti prefermentativi, legati allo stato sanitario delle uve, alle condizioni di raccolta e alla gestione della materia prima. Muffe, sentori terrosi, note vegetali o erbacee possono infatti svilupparsi già nelle fasi immediatamente successive alla vendemmia.

Durante la fermentazione alcolica, fase estremamente delicata, l’equilibrio tra attività microbiologica e condizioni tecnologiche è determinante. Processi di riduzione possono generare aromi solforati e sgradevoli, mentre l’ossidazione porta alla perdita di freschezza e alla comparsa di note evolute e poco pulite. Anche dopo la fermentazione il vino continua a evolvere e può sviluppare ulteriori deviazioni aromatiche.

Ampio spazio è stato dedicato anche ai caratteri associati alla contaminazione da Brettanomyces, responsabile di sentori animali, medicinali o speziati che possono coprire l’espressione varietale del vino. Infine, Bonello ha approfondito il tema dell’odore di tappo, causato dal 2,4,6-tricloroanisolo (TCA), una delle alterazioni più note e temute dai degustatori.

Attraverso l’assaggio di campioni preparati ad hoc, i partecipanti hanno potuto esercitarsi nel riconoscimento dei principali difetti. «L’obiettivo – ha spiegato Bonello – è sviluppare una maggiore consapevolezza sensoriale e comprendere il legame tra percezione olfattiva, fenomeni microbiologici e processi tecnologici che influenzano la qualità finale del vino».

Soddisfatta anche la delegata ONAV Carla Iorio: «È stata una giornata di studio preziosa, non solo per i contenuti tecnici, ma per la capacità di riunire winelovers e professionisti provenienti da territori diversi, creando un dialogo con il mondo produttivo. La dottoressa Bonello tornerà presto in regione per approfondire il tema degli aromi del nettare di Bacco».

Redazione Molisenews24
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Argomenti: Campomarino

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