Campobasso, borgo antico: sotterranei e rifugi, una ricchezza nascosta

S. Antonio sotterraneo a CampobassoCAMPOBASSO – Il borgo antico, museo a cielo aperto, continua a rappresentare un grande valore per la nostra città. Attraversando vicoli e scalinate si ripercorrono più di mille anni di storia rappresentati da chiese, palazzi, porte e torri.

Ma, nascosto sotto le case, esiste una parte ipogea protagonista non solo della vita medievale di Campobasso ma anche del periodo della seconda guerra mondiale.

In un raro documento consegnato all’Associazione sono censiti e segnalati 15 rifugi antiaerei: sette situati nel borgo e otto nel centro murattiano per una capienza complessiva di poco più di 2.000 posti. Ne esistevano poi altri, non censiti, che aggiunti a quelli segnalati nel documento risultavano sufficienti per mettere al riparo i cittadini da eventuali bombardamenti.

Ma cerchiamo di capire come nel corso dei secoli, per mano degli uomini, si sono prodotti e si sono sviluppati i sotterranei. Dall’anno mille si incominciò a utilizzare la pietra come elemento di costruzione, per tale motivo si scavava nella collina per procurarsi la pietra necessaria per edificare in superficie, e di conseguenza si sviluppavano dei vuoti sotto ogni edificio.

Tali ambienti grazie alle loro basse temperature e alla mancanza di umidità, dovuta all’areazione permessa da finestrelle a ” bocca di lupo”, strette all’esterno e strombate all’interno, furono utilizzati come contenitori per la conservazione degli alimenti. A seguito del terrificante terremoto del 1456 che rase al suolo la città, Cola Monforte, conte della città, implementò la fortificazione della parte alta del monte, inglobando completamente il borgo con una doppia cinta muraria che si sviluppava dal quartiere di Sant’Antonio Abate a quello di San Paolo, e rese probabilmente comunicanti alcuni di questi ambienti ipogei trasformandoli in camminamenti militari.

Sotto le possenti mura di cinta, infatti, si trovano i sotterranei più profondi e con le architetture più strabilianti. Anche da noi, quindi, così come in altre antiche città, scendendo di alcuni metri nel sottosuolo, attraverso comode scalinate, si calpesta quello che è possibile fosse l’antico selciato sottostante le attuali strade, ricostruite sulle macerie prodotte dai terremoti.