Campobasso, consegna Stelle al Merito del Lavoro in Prefettura: il saluto del sindaco

75

Antonio BattistaCAMPOBASSO – In occasione della consegna delle Stelle al Merito del Lavoro in Prefettura è intervenuto il sindaco di Campobasso, Antonio Battista. Di seguito il suo intervento:

“Buongiorno a tutti, un saluto al Prefetto di Campobasso, la dottoressa Maria Guia Federico, che si è insediata da poco ma con la quale, da subito, abbiamo avuto l’occasione di confrontarci per avviare quel rapporto di fattiva collaborazione inter-istituzionale in cui credo moltissimo. Un saluto a tutte le autorità, politiche, militari, religiose e civili che partecipano alla cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro.

E un saluto particolare va a tutti gli insigniti del riconoscimento che, in questo momento storico così complicato, rappresentano un esempio sia per chi un’occupazione non ce l’ha, ma anche per chi un lavoro ce l’ha ma non ne rispetta l’intrinseco valore. Un saluto lo rivolgo alle forze sociali che rappresentano gli imprenditori, e alle forze sindacali che rappresentano i lavoratori.

Le stelle al merito che oggi vengono consegnate rappresentano l’impegno concreto di tanti uomini e tante donne che nel corso del loro servizio hanno migliorato il mondo del lavoro, dimostrando laboriosità, correttezza professionale, capacità di innovazione e quella voglia di trasmettere alle nuove generazioni non solo il ricco bagaglio di esperienze accumulato, ma anche lo scrigno di principi che trasformano un lavoratore in un ottimo lavoratore.

Il lavoro dunque come punto di partenza e punto di arrivo. Diritto e tutela del lavoro che, pur essendo le basi della nostra Carta Costituzionale, non sono ancora pienamente attuati e questa giornata, e queste onorificenze sono importanti anche per tornare a ragionare di lavoro, di prospettive, Un punto di riflessione e di consapevolezza, di presa di coscienza sulla dignità e sulla sacralità del lavoro, lavoro che unisce e che alimenta la coesione sociale, che genera unità.

E quindi oggi, primo maggio, è anche l’occasione per fare qualche brevissima riflessione: i dati sull’occupazione, che hanno toccato livelli bassissimi, delineano un panorama negativo e richiedono, a gran voce, quell’impulso indispensabile per uscire dalla condizione attuale.

La voglia di cambiamento che ci vede certamente tutti protagonisti, e tutti pronti a raccogliere le sfide di un mondo che muta rapidamente, ha bisogno di una spinta unitaria, in prima istanza del governo nazionale che deve preparare il terreno in cui lasciar ben operare chi governa sul territorio. Ai Governi locali tocca poi dare il meglio, snellendo la burocrazia e dimostrando la propria vicinanza.

Spetta agli imprenditori e alle forze sindacali concordare rapporti e contratti in linea con il momento storico ed economico delicatissimo e abbandonare un’anacronistica ed egoistica litigiosità. Impegno unitario è dunque una delle azioni di base per sviluppare quella sinergia indispensabile a raggiungere anche gli obiettivi più vicini.

Le riforme che il mondo del lavoro ha potuto utilizzare in questi anni, che non sempre hanno prodotto effetti benefici, e la crescita occupazionale che si registra in altri Paesi Europei, devono metterci nelle condizioni di ragionare sugli errori commessi ma anche sulle possibilità che non sono state colte.

I diversi approcci alle tematiche occupazionali hanno poi prestato il fianco ad una crisi che ha ribaltato situazioni che sembravano consolidate lasciando spesso senza tutele, né garanzie, tanto i lavoratori quanto gli imprenditori. Gli effetti sono piuttosto evidenti: la disoccupazione, soprattutto giovanile, ha toccato picchi allarmanti, e troppi i cinquantenni tagliati fuori dal mercato del lavoro che perdono ogni aspettativa di ricerca di nuova occupazione perché, alla fine, sono costretti ad arrendersi.

Senza lavoro si alimenta la società degli esclusi, di quanti cioè si sentono senza diritti né opportunità. La fiducia viene sostituita dallo scetticismo, la buona volontà dall’indifferenza e dal disinteresse, l’entusiasmo dalla persistente e disfattista critica. Una persona disoccupata rischia di perdere la dignità e non ha la forza né le potenzialità di interagire, di crescere, di guardare al futuro con fiducia. Un ragazzo senza prospettive occupazionali è costretto a rinnegare le sue radici e a ipotecare il suo domani in un biglietto di sola andata.

Ma non possiamo permetterci di veder partire dalle nostre terre, dal nostro Paese, un esercito di giovani in cerca di futuro. Non credo che l’Italia possa fare a meno dei suoi figli per costruire quel modello di società che si fonda sull’innovazione e sulla competitività, pilastri di una comunità allargata in cui tutti possiamo e dobbiamo essere realmente protagonisti.

Di ricette risolutive non ne conosco. Quando si opera in zone interne come le nostre tutto è più difficile e si rischia anche di smarrire il senso dell’esistenza e della solidarietà umana che costituiscono i valori aggreganti della nostra società. La paralisi in cui ci troviamo e in cui si trova gran parte del Mezzogiorno non deve diventare, tuttavia, una scusante per incrociare le braccia, ma deve essere la spinta, deve fungere da trampolino dal quale lanciare idee, progetti e buone pratiche. Occorre costruire opportunità e abbattere inutili muri, servono slancio, caparbietà e coraggio se non vogliamo perdere una partita in cui tutti ci siamo impegnati a giocare in attacco.

Ai saluti e agli auguri formulati, aggiungo che ancora conservo la lucida visione delle mie responsabilità, la volontà di interagire con le prestigiose autorità territoriali con atti concreti, e con la cognizione di appartenere ad una classe politica cosciente della propria funzione e della reale portata delle difficoltà, ma nello stesso tempo con la consapevolezza delle grandi possibilità di azione che posso e possiamo produrre. Insieme. Buon primo maggio”.