Per tale ragione, nella mia veste di Comandante Provinciale, ho voluto guidare virtualmente i Carabinieri di questa terra nei luoghi della memoria più pura, facendomi interprete e custode dei sentimenti di ogni singolo militare. Alle ore 08:00, ho idealmente condotto l’Arma presso il Largo Capitano Tosti e, subito dopo, all’interno del Cimitero, dinanzi al Loculo che custodisce le spoglie del Carabiniere Elio Di Mella, per ricercare nel raccoglimento il senso autentico della nostra missione.
Il dolore e la sofferenza sono dimensioni intime, pudiche, che respingono il clamore delle passerelle o la visibilità ricercata a favore di obiettivo. Prima di unirmi alle altre Autorità per le celebrazioni ufficiali, ho avvertito il bisogno profondo di ancorare il mio agire al ricordo di chi ha donato tutto, sino all’estremo sacrificio, senza chiedere nulla in cambio.
Questa sosta dinanzi al marmo della memoria, tuttavia, la compio innanzitutto come uomo e come padre. Conosco l’esperienza del convivere, ogni singolo istante, con il vuoto più innaturale che possa spezzare l’esistenza: la perdita di un Figlio. Conosco il peso di quel dolore che non recede, che non si attenua, e che ridefinisce quotidianamente il senso delle priorità e delle cose autentiche. Questa ferita, ferocemente quotidiana, mi spoglia di ogni superbia, mi interroga nell’intimo e mi avvicina, con profonda deferenza, alle sofferenze di ogni madre, di ogni padre, di ogni familiare che pianga un proprio caro o un militare caduto nell’adempimento del Dovere. È una comprensione che non si apprende sui testi di dottrina, ma che si porta impressa sulla pelle.
Proprio per questo, rifiuto l’idea che la sofferenza debba tradursi in solitudine o in sterile rassegnazione. È stato autorevolmente scritto che la responsabilità verso l’altro costituisce il fondamento primario della nostra stessa umanità. È esattamente questo il fulcro del mio impegno: dobbiamo fare Squadra. Spetta a chi, come me, porta quel dolore e quel senso del dovere nel cuore, offrire un punto di riferimento saldo, un esempio di dignità e di dedizione che possa ispirare la collettività.
Essere Squadra significa guardarsi negli occhi, riconoscersi nella comune fragilità e trasmutare quella sofferenza in un’energia feconda, in una spinta ostinata per progredire insieme e edificare, un passo alla volta, un mondo migliore. I nostri caduti non ci chiedono sguardi di circostanza o espressioni formali; esigono che diventiamo custodi rigorosi e solerti dei valori per i quali hanno sacrificato il loro domani. Ed è questo l’impegno che, come comandante, come uomo e come padre, rinnovo oggi e ogni giorno: servire la nostra terra con assoluta dedizione, fermezza istituzionale e profondo rispetto per la dignità di ciascuno”.
Colonnello Luigi Di Santo (Comandante Provinciale dei Carabinieri di Campobasso)
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