BERGAMO – Una riflessione ampia e approfondita sulle sfide future legate alla sicurezza internazionale, all’energia e alla tecnologia ha segnato la prima tappa dell’undicesima edizione del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro, intitolata ‘L’Era della Supremazia’. Dal confronto tra politica, industria e accademia è emersa un’Europa chiamata a maturare sul piano della sicurezza, della difesa e della tecnologia, in un mondo dove energia e dati sono le nuove armi strategiche.
L’evento, promosso dalla Camera di Commercio del Molise, in collaborazione con la Biennale Tecnologia del Politecnico di Torino, il CIID – Copenhagen Institute of Interaction Design, ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile e con i patrocini istituzionali del Comune di Bergamo, del Comune di Brescia, della Camera di Commercio di Bergamo e dalla Fondazione MIA, è stato aperto dall’intervista a Paolo Gentiloni, ex presidente del Consiglio ed ex Commissario europeo. «Abbiamo bisogno di investire sulla nostra sicurezza. È un fatto triste, ma anche un segno di maturità» ha detto Gentiloni, intervistato da Antonello Barone, ideatore del Festival. Un intervento che si è trasformato in una riflessione ad ampio raggio sulla crisi dell’ordine mondiale, la fragilità economica italiana e il futuro del centrosinistra.
Per Gentiloni, la sicurezza è ormai la linea di confine tra passato e futuro dell’Europa. «Per ottant’anni abbiamo potuto destinare le risorse a tutto tranne che alla difesa, perché qualcun altro – gli Stati Uniti – garantiva la nostra protezione. Ma quell’epoca è finita: dobbiamo capire che la sicurezza non è un lusso, è un bene comune». Dalla geopolitica all’economia, l’ex commissario europeo ha invitato a non confondere la prudenza dei conti pubblici con una strategia di crescita: «La cautela è giusta, i mercati la apprezzano e ci fa risparmiare sugli interessi. Ma oggi il problema è che la crescita è quasi zero. Siamo penultimi tra le economie avanzate, subito davanti alla Germania, che potrebbe superarci presto».
La riflessione geopolitica è stata al centro dell’intervento successivo, di Piero Benassi, già Rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione Europea, che ha poi riassunto il suo intervento in una parola: condivisione, spiegando che è l’unico modo per i Paesi europei di mantenere la sovranità. Per Giorgio Gori (Europarlamentare PD), l’Europa è stata costretta a “chinare il capo” di fronte alla forza e supremazia statunitense in tecnologia, energia e difesa militare. «L’Europa ha altre forze che sono la forza dei propri valori, la forza dello stato di diritto, la forza del mercato unico, quando riusciamo a farlo funzionare decentemente, cioè quella dei nostri 400 e rotti milioni di consumatori – ha detto Gori – ma non è stato e non è ad oggi sufficiente. Quindi io credo che l’Europa si debba rafforzare anche dal punto di vista dell’autonomia energetica».
Il ruolo cruciale dell’energia è stato evidenziato da Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato di A2A, che ha fornito un’analisi dettagliata sui costi del gas post-guerra spiegando quanto i prezzi possano incidere anche sullo sviluppo. Nonostante la crisi energetica, Mazzoncini ha sottolineato come l’Italia sia oggi il quarto esportatore mondiale (600 miliardi di export), superando Giappone e Corea, dimostrando che la correlazione tra costi energetici e competitività non è lineare. Mazzoncini ha poi ricordato la necessità di puntare sulle energie rinnovabili e ha riconosciuto in questo ambito anche il grande impegno del Governo.
Il nodo della competitività è stato affrontato dall’Assessore all’Innovazione sociale ed economica e alla Transizione digitale del Comune di Brescia, Andrea Poli, che ha ammesso che l’Europa e i territori industriali come la Lombardia arrivano “sempre un po’ tardi” ai grandi cambiamenti. Poli teme le conseguenze geopolitiche non solo sui conflitti, ma sul futuro delle intere filiere.
Per Fabio Pressi (Presidente Motus-E), la Cina ha cavalcato la triplice transizione (ecologica, digitale, elettrica) e l’automotive elettrico è parte di un disegno geopolitico molto più ampio della sola decarbonizzazione. «Bisogna essere consapevoli di quello che ci sta accadendo – ha spiegato Pressi- non limitarsi a guardare i fenomeni dall’esterno ma cercare di comprenderli davvero. I temi tecnologici sono difficili, ma bisogna lavorare per vedere le interconnessioni. Fino ad oggi abbiamo lavorato in segmenti verticali: pensiamo all’energia, alle tecnologie, ai trasporti. Oggi, invece, serve consapevolezza, a ogni livello e soprattutto a livello politico, che le scelte non sono più singole ma diventano trasversali».
La “padrona di casa”, Simona Maschi (CIID), ha rimarcato che l’Italia ha l’opportunità di diventare il luogo dove l’innovazione è basata sulle persone, in una sorta di “nuovo umanesimo”. Tre le parole chiave del suo contributo: creatività, nuove tecnologie e interazione. «Secondo me, è proprio nei momenti più difficili, quando ci troviamo di fronte a tanti limiti, che la creatività può davvero farci fare dei salti mortali e pensare a cose totalmente nuove. Si ricollega alla visione, all’ottimismo, alla consapevolezza, ai dialoghi. È fondamentale avviare partnership, collaborazioni e interazioni a tutti i livelli e in tutte le direzioni».
Guido Saracco, Direttore della Biennale Tecnologia del Politecnico di Torino ha evidenziato la necessità di “visione” per affrontare le sfide internazionali come la sicurezza, la tecnologia (come l’intelligenza generativa) e la denatalità. «È necessario che, a livello nazionale e comunitario, si provi a guardare avanti con visione, verso un mondo capace di affrontare questi problemi che non possono essere lasciati al libero mercato: sono questioni fondamentali, che ormai toccano i diritti essenziali dell’umanità».
Il Festival del Sarà – aperto dal saluto dell’assessora alla transizione ecologica, ambiente e verde del Comune di Bergamo, Oriana Ruzzini – ha così inaugurato il primo appuntamento della sua undicesima edizione con un invito a guardare avanti con consapevolezza e visione, due parole chiave in un tempo in cui la supremazia sembra tornare a definire le relazioni globali.
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