Prima Guerra Mondiale, la storia di Michele “Jesse” Libertucci

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Morto coraggiosamente in Francia era di origini molisane. Nacque a Campobasso nel 1895

Michele Jesse LibertucciCAMPOBASSO – Michele “Jesse” Libertucci nacque, il 3 maggio del 1895, a Campobasso in Strada San Mercurio da Nicola (all’epoca 43 anni) e Teresangela Gianfagna. Nel libro degli Atti di Nascita di quell’anno è registrato al n. 201. Entrambi i genitori dichiararono, dinanzi all’allora Assessore Cav. Pasquale Gigli, di essere contadini. Negli Stati Uniti Michele “Jesse” Libertucci si stabilì a Cleveland in Ohio.

Fece ogni tipo di lavoro prima di essere assunto dalla importante “ National Acme Company”. Finalmente il “sogno americano” sembrava doversi concretizzare. Invece, in Europa si combatteva la Prima Guerra Mondiale, e lui fu inquadrato nell’11° Fanteria, Compagnia G, 5° divisione. Nel dicembre del 1917 iniziò la sua formazione a “Logan Camp” vicino a Houston in Texas. Poi con il n. di matricola 795161 fu inviato in Europa in zona di guerra. Nel magg

io del 1918 sbarcò con la sua Divisione in Francia. Quasi immediatamente finì, con i suoi commilitoni, in prima linea. Conobbe la ferocia della guerra ma seppe, coraggiosamente, affrontarla. Infine la tragedia. In un disperato attacco alla trincea nemica rimase gravemente ferito. Riportato al campo spirò dopo poco.

Era il 27 ottobre del 1918. Quando la sua Divisione, finita la Guerra, tornò in patria sbarcando ad Hoboken nel New Jersey lui non c’era. Fu seppellito nel cimitero “Meuse-Argonne American Cemetery” nel comune francese Romagne-sous-Montfaucon nel Dipartimento de la Meuse Lorraine.

Qui ancora oggi , nel più grande cimitero militare americano d’Europa, riposa Michele “Jesse” Libertucci. Una delle migliaia di croci bianche porta il suo nome. Ai suoi cari fu consegnata, alla memoria, la “Purple Heart” (decorazione delle forze armate statunitensi assegnata in nome del Presidente degli Stati Uniti). Sull’importante sito “Ohio’s World War 1 Casualties Soldiers of the Great War” (Soldati della Grande Guerra) gli viene reso il giusto e meritato onore.

A cura di Geremia Mancini – Presidente onorario “Ambasciatori della fame”