Lallitto al pronto soccorso di Campobasso: “Urge una programmazione vera, sistema al collasso”

CAMPOBASSO – “Basta scaricare responsabilità. Serve programmazione vera, prima che sia davvero troppo tardi. Seduta in pronto soccorso, guardo medici e infermieri che fanno miracoli con quello che hanno. Ma i miracoli non possono essere la norma di un sistema sanitario”. Così, in un post sui social, la sindaca di Casacalenda Sabrina Lallitto, recatasi nella divisione d’emergenza del Cardarelli di Campobasso per un’urgenza familiare.

“Quello che vedo qui dentro è la fotografia di un sistema al collasso – prosegue – Persone ricoverate nei corridoi del pronto soccorso perché non ci sono posti letto nei reparti. Medici e infermieri che corrono da una barella all’altra cercando di gestire una mole di pazienti insostenibile. E sapete perché il pronto soccorso è intasato? Anche perché le guardie mediche sono vuote, deserti sanitari dove la gente non ha alternative se non venire qui”.

Per la prima cittadina di Casacalenda, “questo è il Molise reale, non quello delle chiacchiere e degli scaricabarile. I numeri che nessuno vuole guardare: il Molise è in commissariamento sanitario dal 2007, quasi 18 anni. In questo periodo la Regione ha perso oltre il 30% dei medici ospedalieri, centinaia di infermieri trasferiti altrove, interi reparti chiusi o depotenziati. Non parliamo solo di Isernia, ma di Agnone, Termoli, Larino e Venafro: l’intera rete sanitaria regionale. Mettiamola chiara: Castrataro in 4 anni non poteva certo risolvere una carenza strutturale di personale rendendo i giardini più accoglienti e la città più attrattiva. Qui non si tratta di dare colpe ma di trovare soluzioni concrete per non morire. E non facciamone sempre una questione di bandiere politiche”.

“Servono decisioni nazionali e regionali serie – conclude – Più posti nelle scuole di specializzazione, incentivi veri per chi lavora nelle aree interne, investimenti nelle strutture non solo nei parcheggi, una programmazione sanitaria che guardi almeno a 10 anni. I sindaci possono fare pressione, protestare, cercare soluzioni temporanee. Ma non possono sostituirsi a una Regione commissariata da quasi 20 anni e a uno Stato che da decenni ha smesso di investire seriamente nella sanità pubblica. Ci siamo sempre battuti in questa battaglia per la sanità molisana. E ci saremo sempre perché prima di essere sindaci siamo cittadini”.