Museo dei costumi tradizionali: le precisazioni del Comune di Isernia

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ISERNIA – In merito alle recenti notizie di stampa secondo le quali l’amministrazione comunale di Isernia sarebbe rimasta indifferente e inattiva rispetto al paventato smantellamento del MUSEC (Museo dei costumi) e al suo possibile trasferimento in un’altra città, il sindaco Giacomo d’Apollonio e l’assessore alla cultura Eugenio Kniahynicki precisano che, già nello scorso mese di giugno, ossia appena venne resa nota la chiusura del museo, contattarono il presidente della Provincia Alfredo Ricci e l’assessore regionale Vincenzo Cotugno per avere un confronto e analizzare il problema.

Il presidente Ricci, in particolare, fece sapere che era stato avviato un dialogo con la Regione Molise per riattivare la convenzione col MUSEC e giungere alla riapertura della struttura.

Successivamente, nel mese di agosto, allorquando Antonio Scasserra, direttore del museo nonché proprietario dei costumi e dei monili in esso conservati, ha dichiarato pubblicamente la sua indisponibilità a far restare il MUSEC nella sede del palazzo della Provincia di Isernia, il sindaco d’Apollonio e l’assessore Kniahynicki lo hanno convocato e gli hanno avanzato una dettagliata proposta per la permanenza a Isernia della sua collezione di abiti e gioielli d’epoca.

Scasserra ha dimostrato attenzione e apprezzamento per la proposta del Comune che, se accettata, sarà condivisa con gli altri enti del territorio. Il direttore si è riservato di far conoscere le proprie decisioni, ma al momento non è ancora pervenuta alcuna risposta.

«Prima d’ora, non abbiamo voluto rendere pubblico questo nostro impegno per la salvaguardia del MUSEC – hanno dichiarato il sindaco d’Apollonio e l’assessore Kniahynicki – perché c’è una trattativa in corso ed è nostra consuetudine, per qualsiasi argomento, divulgare notizie solo in presenza di fatti concreti e riscontri oggettivi, oppure per puntualizzare la realtà della vicenda o chiarire, come in questo caso, l’infondatezza delle accuse di inoperosità e disinteresse diffuse da taluni organi di informazione».