Sagre di Gennaio 2026 in Molise: Campobasso e Isernia

calza befana dolci

Gennaio in Molise è il mese dei falò rituali, delle feste dedicate a Sant’Antonio Abate e delle tradizioni più autentiche

REGIONE – Gennaio in Molise è un mese che profuma di legna bruciata, di vino nuovo e di tradizioni che resistono al tempo. È il periodo in cui i borghi si stringono attorno ai loro riti più antichi, quando il fuoco diventa simbolo di comunità e le strade si riempiono di canti che sembrano arrivare da un passato lontanissimo. Se stai pensando a un viaggio culturale o gastronomico per l’inizio del 2026, questo è il momento perfetto per scoprire un Molise autentico, vivo e profondamente legato alle sue radici.

Si comincia il 5 gennaio con La Notte della Pasquetta a Santa Croce di Magliano, una tradizione che, nonostante il nome, non ha nulla a che vedere con la Pasqua. È la vigilia dell’Epifania e il paese si anima di gruppi di cantori che girano di casa in casa intonando melodie augurali. Le famiglie aprono le porte, offrendo salumi, dolci e bicchieri di vino nuovo: un rito semplice e potentissimo, che trasforma l’intero borgo in una grande comunità in festa.

Il giorno successivo, il 6 gennaio, l’Epifania porta con sé un’altra usanza profondamente radicata: “U’ Marauasce”, celebrato in diversi comuni, tra cui Macchia Valfortore. Qui il fuoco è protagonista assoluto. I falò accesi nelle piazze segnano la fine delle festività natalizie e diventano un’occasione per ritrovarsi, scambiarsi auguri e condividere un momento di calore – non solo fisico, ma umano.

Ma è il 17 gennaio, giorno dedicato a Sant’Antonio Abate, a rappresentare il cuore pulsante del gennaio molisano. In tutto il territorio si accendono falò monumentali, veri e propri giganti di fiamme che illuminano la notte e raccontano storie di fede, agricoltura e vita contadina. A Campobasso il fuoco arde davanti alla chiesa dedicata al Santo, mentre l’aria si riempie del profumo dei cavatelli e della salsiccia arrosto. A Colli a Volturno il rito del fuoco si accompagna ai canti popolari e alla celebre panonta, un pane unto con grasso di maiale e pancetta che è un inno alla cucina rurale. A Jelsi, invece, la festa assume un tono più intimo, con la benedizione degli animali e la distribuzione del pane di Sant’Antonio, un gesto semplice che racchiude secoli di devozione.

Visitare il Molise in questo periodo significa immergersi in un’atmosfera che non si trova altrove: un intreccio di spiritualità, convivialità e sapori antichi. È un viaggio che scalda, proprio come i falò che punteggiano le notti d’inverno, e che permette di scoprire un territorio che custodisce con orgoglio le sue tradizioni più autentiche.