REGIONE – Il Molise a maggio si accende di riti antichi, corse di carri e celebrazioni gastronomiche che segnano il ritorno della primavera. È uno dei mesi più identitari dell’anno: tra “Maje”, Carresi e sagre di paese, il territorio si racconta attraverso tradizioni che resistono al tempo. Molisenews24.it ricorda gli appuntamenti principali da segnare in agenda per maggio 2026.
Si parte con l’energia del primo maggio, quando i riti della primavera (le “Maje”, le Pagliare, gli uomini-albero ricoperti di verde) attraversano i vicoli come simboli di rinascita. A Fossalto, Acquaviva Collecroce e Colle d’Anchise il risveglio della natura diventa un rito collettivo, fatto di canti, acqua versata come buon auspicio, fiori che tornano a essere linguaggio. È un Molise che si muove compatto, che celebra la terra prima ancora del raccolto.
Nello stesso giorno, ad Agnone, il centro storico si accende con “Fuoco al Centro”, un festival che intreccia gastronomia, artigianato e spettacoli, riportando la città delle campane al centro della scena culturale regionale. E mentre la primavera avanza, arrivano anche i sapori: l’amatriciana di Acquevive apre il mese con la sua sagra di piazza, un appuntamento semplice e diretto, che vive della forza delle comunità. Più avanti, a Montaquila, la frittata gigante, quella da centinaia di uova, erbe selvatiche e salumi — torna a essere un rito gastronomico che non ha eguali, protetto dal marchio De.Co. e custodito come un patrimonio.
E poi ci sono loro, le Carresi, che non sono solo corse ma appartenenza. Ururi apre la stagione con la sua sfida dedicata al Sacro Legno della Croce, una corsa che dura pochi minuti ma che il paese prepara per mesi. A fine maggio Larino porta in strada la Carrese di San Pardo, una processione di carri fioriti che è tra le più spettacolari d’Italia: colori, devozione, buoi addobbati, famiglie intere che tramandano un gesto da generazioni.
Maggio, in Molise è un racconto continuo. Un mese in cui ogni festa ha un significato preciso e ogni paese aggiunge un tassello alla stessa storia, quella di una regione che vive le sue tradizioni non come folclore, ma come parte essenziale della propria identità.
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