
Chiariti i criteri della programmazione sanitaria, le ragioni sulla rimodulazione dei Punti Nascita e del Caracciolo di Agnone
REGIONE – La Struttura Commissariale per l’attuazione del Piano di Rientro del settore sanitario molisano interviene con una dichiarazione ufficiale per chiarire la propria posizione dopo le recenti decisioni del TAR Molise sul Programma Operativo regionale. Nella nota, il Commissario ad Acta Marco Bonamico e il Subcommissario Ulisse Di Giacomo ribadiscono il rispetto delle pronunce dei giudici, ma sottolineano al tempo stesso la necessità di garantire una programmazione sanitaria conforme alle norme nazionali, sostenibile e orientata alla sicurezza dei cittadini.
La Struttura evidenzia criticità legate ai volumi insufficienti del Punto Nascita di Isernia, difende la trasformazione del Caracciolo di Agnone in Ospedale di Comunità e richiama il principio di equità nell’accesso ai servizi. Una presa di posizione netta, che rivendica il dovere istituzionale di tutelare la salute pubblica e di opporsi a scelte ritenute non coerenti con la legislazione vigente o con gli standard assistenziali.
Di seguito il testo completo delle dichiarazioni:
“Il ruolo di Commissari di Governo ci impone il pieno rispetto delle decisioni assunte dagli organi giudicanti, e così sarà anche in riferimento alle recenti statuizioni del TAR Molise sui ricorsi relativi al Programma Operativo da noi redatto e adottato con la collaborazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero della Salute e con il supporto tecnico di Agenas, e alla cui approvazione è subordinata l’erogazione del contributo straordinario di 90 milioni di euro concesso alla Regione Molise con la Legge Finanziaria del 2025.
Al tempo stesso, proprio il ruolo di responsabili della programmazione sanitaria della Regione Molise, attribuitoci con deliberazione del Consiglio dei Ministri, ci impone di adottare tutti i provvedimenti necessari al perseguimento degli obiettivi di rientro dal disavanzo sanitario e alla garanzia dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), in attuazione di quanto previsto dal decreto di nomina.
Tutti i provvedimenti adottati dalla Struttura commissariale sono improntati al rispetto della legislazione vigente e delle norme nazionali che disciplinano il settore sanitario. È pertanto nostro preciso dovere intervenire quando istanze di carattere localistico, non adeguatamente supportate da elementi oggettivi e talvolta riconducibili a interessi estranei alla programmazione sanitaria, entrano in contrasto con il quadro normativo vigente e con il principio di equità nell’accesso ai servizi, mettendo in discussione una programmazione regionale che deve necessariamente tenere conto delle risorse finanziarie, professionali e tecnologiche disponibili e garantire la sostenibilità dell’intero sistema assistenziale.
Soprattutto, non vorremmo che passasse il messaggio secondo cui strutture sanitarie caratterizzate da volumi di attività significativamente inferiori ai parametri stabiliti a livello nazionale e internazionale debbano essere mantenute esclusivamente in ragione della loro storica presenza sul territorio. Il rispetto degli standard di attività, sicurezza e qualità delle cure deve rappresentare un principio imprescindibile della programmazione sanitaria, perché la priorità assoluta resta la tutela della salute e della vita delle persone.
Non possiamo pertanto condividere la posizione di chi, in nome di una presunta maggiore qualità dell’assistenza determinata esclusivamente dalla prossimità territoriale, sostiene il mantenimento dell’attuale Punto Nascita presso l’ospedale Veneziale di Isernia. Si tratta di una struttura con volumi di attività fortemente sottodimensionati: 250 parti nel 2025, in ulteriore diminuzione rispetto all’anno precedente, a fronte dei 1.000 parti annui indicati come standard di riferimento e della soglia dei 500 parti prevista dalla normativa nazionale.
Già oggi, inoltre, circa il 50 per cento delle partorienti del Distretto di Isernia sceglie di rivolgersi alle strutture di Campobasso o a presidi situati fuori dai confini regionali.
Sono proprio le esigenze di tutela delle gestanti e dei nascituri, in particolare nei casi di gravidanze a rischio, parti prematuri o altre condizioni suscettibili di complicanze, ad avere indotto a prevedere presso il Veneziale l’organizzazione di un Centro di Maternità funzionalmente collegato al Punto Nascita del Cardarelli.
Nelle situazioni di maggiore complessità, infatti, ciò che risulta determinante non è la possibilità di accedere tempestivamente ad un Punto Nascita qualsiasi, bensì ad un Punto Nascita dotato di Terapia Intensiva Neonatale (TIN), che nella nostra regione è presente a Campobasso e non a Isernia.
Allo stesso modo, non possiamo condividere che le esigenze sanitarie rappresentate da alcuni Comuni della vicina Regione Abruzzo, che hanno sottoscritto il ricorso contro la rimodulazione del Caracciolo di Agnone in Ospedale di Comunità, possano condizionare la programmazione del Servizio sanitario della Regione Molise, che deve essere definita sulla base delle necessità assistenziali della popolazione regionale, degli standard previsti dalla normativa e delle risorse disponibili.
L’Ospedale di Comunità previsto ad Agnone rappresenta, a nostro avviso, la risposta assistenziale più adeguata alle caratteristiche e ai bisogni di quel territorio e di una popolazione che presenta prevalentemente patologie croniche o riacutizzate e necessita, in particolare, di assistenza continuativa, attività specialistica e consulenziale.
E non corrisponde al vero che la riconversione del Presidio ospedaliero di area disagiata comporti la mancata garanzia dei servizi di urgenza ed emergenza.
Come espressamente previsto dal Programma Operativo, è infatti programmata l’istituzione di un Punto di Primo Intervento attivo 24 ore su 24 e sette giorni su sette, finalizzato a garantire la tempestiva presa in carico dei pazienti e il rispetto della golden hour per le patologie tempo-dipendenti, in collegamento con il Presidio ospedaliero di Isernia presso il quale è stata confermata la presenza del Laboratorio di Emodinamica.
La nostra proposta è chiara: non riduce l’offerta e la capacità assistenziale del sistema sanitario regionale, ma punta a migliorarne qualità, sicurezza e appropriatezza, costruendo una rete ospedaliera e territoriale coerente con i bisogni reali della popolazione, sostenibile rispetto alle risorse disponibili e, soprattutto, pienamente inserita nel quadro della legalità e delle norme che regolano il Servizio sanitario nazionale.
Ci atteniamo alle decisioni (anche se solo cautelative) degli organi giudicanti, ma siamo tenuti soprattutto al rispetto delle leggi del nostro Paese.
E quando riteniamo che alcune prese di posizione mettono a rischio la salute e l’incolumità dei cittadini, o non sono in linea con la legislazione vigente, abbiamo il dovere di opporci in tutte le sedi competenti”.









