Gentiloni al Festival del Sarà a Bergamo: “Abbiamo bisogno di investire sulla nostra sicurezza”

CAMPOBASSO – «Abbiamo bisogno di investire sulla nostra sicurezza. È un fatto triste, ma anche un segno di maturità». Con queste parole Paolo Gentiloni, ex presidente del Consiglio ed ex commissario europeo, ha aperto il suo intervento al Festival del Sarà di Bergamo, dedicato al tema “L’era della supremazia”. Intervistato da Antonello Barone, ideatore del Festival. Un discorso che si è trasformato in una riflessione ad ampio raggio sulla crisi dell’ordine mondiale, la fragilità economica italiana e il futuro del centrosinistra. Per Gentiloni, la sicurezza è ormai la linea di confine tra passato e futuro dell’Europa. «Per ottant’anni abbiamo potuto destinare le risorse a tutto tranne che alla difesa, perché qualcun altro – gli Stati Uniti – garantiva la nostra protezione. Ma quell’epoca è finita: dobbiamo capire che la sicurezza non è un lusso, è un bene comune».

L’ex premier ha tracciato una linea netta tra l’ordine nato nel dopoguerra e l’attuale fase geopolitica: «Il mondo costruito sull’alleanza tra Stati Uniti, Europa e istituzioni internazionali – dal Fondo Monetario al Piano Marshall – si sta disgregando. L’America First non è un’invenzione recente, nel tempo poi abbiamo visto accordi economici, la nascita appunto di istituzioni di collaborazione, il diritto internazionale declinato in termini di relazioni economiche e alleanze militari, con valori condivisi molto importanti. Dalla Liberazione in poi c’è stato un disimpegno graduale dell’America verso l’Europa, poi anche Obama dichiarò che la priorità americana era il Pacifico e non più l’Europa. Il problema è che a questo disimpegno graduale, con l’amministrazione Trump è subentrato un risvolto ideologico. E con l’idea del più forte che prevale, potenze sul piano militare come la Russia o potenze medie come si sarebbe detto una volta come la Turchia, possono pensare di dettare legge, venendo meno il grande sistema di alleanze al centro del quale c’è il Dollaro».

Secondo Gentiloni, l’Europa non ha ancora colto pienamente la portata di questo mutamento: «Siamo la società più anziana e benestante del pianeta, ma non del tutto consapevole che la nostra sicurezza dipende ormai da noi stessi». E sul progetto di una difesa europea autonoma, condivide la valutazione del generale Carmine Masiello: «Serviranno 4 o 5 anni, ma solo se lo vogliamo davvero. Senza una regia comune e un motore economico condiviso, resterà una bella dichiarazione d’intenti».

Gentiloni ha poi sottolineato il ruolo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, definito da Marc Lazar “l’unica istituzione europea ad aver lanciato per prima l’allarme sui nostri valori”. «Penso che gli italiani lo abbiano capito bene – ha detto –. Mattarella è l’erede di un percorso costruito da Ciampi e Napolitano, fondato sulla condivisione di valori patriottici e civili che uniscono il Paese».

Dalla geopolitica all’economia, l’ex commissario europeo ha invitato a non confondere la prudenza dei conti pubblici con una strategia di crescita: «La cautela è giusta, i mercati la apprezzano e ci fa risparmiare sugli interessi. Ma oggi il problema è che la crescita è quasi zero. Siamo penultimi tra le economie avanzate, subito davanti alla Germania, che potrebbe superarci presto». Gentiloni avverte: «Un Paese che si limita a contenere la spesa ma non cresce, finisce per pagare comunque di più il suo debito. Il grande dilemma del governo – e anche dell’opposizione – è come tornare a crescere».

Sul fronte politico interno, Gentiloni ha richiamato le forze progressiste alla responsabilità: «L’opposizione deve offrire un’alternativa seria e credibile su due terreni decisivi: la politica estera e la legge di bilancio». E sull’ipotesi di un asse tra PD, Movimento 5 Stelle e Italia Viva, non ha dubbi: «Bisogna unire tutte le forze disponibili. È una delle regole più ovvie della politica». Nessuna preclusione, nemmeno per Matteo Renzi: «Certo, anche lui. Ma il punto è che i partiti maggiori, in particolare il PD, devono esercitare il loro ruolo di guida, non delegarlo».

“Tra sicurezza e crescita, l’Europa deve ritrovare se stessa”
In chiusura, Gentiloni ha riportato la riflessione al piano europeo: «Abbiamo vissuto per decenni sotto un ombrello che non era il nostro. Ora dobbiamo essere padroni a casa nostra, non per spirito bellico, ma per senso di responsabilità». La sicurezza, per l’ex premier, non è solo militare ma anche economica e tecnologica: «Proteggersi dalle aggressioni esterne, fisiche o informatiche, fa parte della stessa maturità democratica. La politica deve spiegare che quella sicurezza è importante quanto quella delle nostre case e delle nostre strade».

E conclude: «È un cambio di epoca. L’Europa deve tornare a credere in se stessa, e l’Italia deve tornare a crescere. Senza crescita e senza unità, non ci sarà sicurezza per nessuno». Il Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro prosegue nel 2026 a Roma, Torino, Bologna e Termoli sul tema: “L’era della Supremazia. Geopolitica. Tecnologia. Energia”.