Un appello alla tutela e salvaguardia del’area di Saepinum-Altilia

106

Rete dei Comitati per la tutela ambientaleSAN GIULIANO DEL SANNIO – Riceviamo e pubblichiamo di seguito la nota di appello per la tutela della Valle del Tammaro e del sito archeologico di Saepinum-Altilia a firma di Michele Petraroia e altre sigle ambientaliste e non.

“On.li Ministri,

sottoponiamo alla vostra attenzione il rischio che nella Valle del fiume Tammaro, a pochi chilometri dall’antichissimo sito archeologico sannitico romano di Saepinum-Altilia, dal Regio Tratturo Candela-Pescasseroli, e a ridosso del Parco Nazionale del Matese, in agro dei comuni di San Giuliano del Sannio (CB) e Cercepiccola (CB) si possano innalzare delle pale eoliche che determinerebbero un oggettivo stravolgimento paesaggistico, storico, naturalistico e ambientale.

In aggiunta, nella Valle sono presenti scavi archeologici di epoca sannitica su Monte Saraceno a Cercemaggiore (CB) in località Terravecchia di Sepino (CB) o poco più distante a Campochiaro, insiste l’Oasi WWF di Guardiaregia – Campochiaro più estesa dell’Italia peninsulare, accoglie il Santuario della Madonna della Libera del 1412 a Cercemaggiore, parte delle reliquie di Santa Cristina giunte nel XI° secolo a Sepino, il Santuario di Santa Lucia a Sassinoro (BN) il Convento Francescano di Morcone (BN) che accolse San Pio da Pietrelcina, ed inoltre la stessa valle è attraversata dal fiume Tammaro che alimenta a pochi chilometri l’invaso artificiale di Campolattaro-Morcone.

Sul territorio permangono numerose attività agricole, zootecniche, aziende agrituristiche, laboratori di artigianato e piccole imprese produttive del settore agroalimentare, della ristorazione e del commercio.

La costruzione di pale eoliche sul crinale della Castagna muterebbe irreversibilmente i tratti paesaggistici di un territorio inserito in un’area Pre-Parco adiacente al Parco Nazionale del Matese e ne sconvolgerebbe l’identità storica con un impatto devastante per le millenarie vie della transumanza inserite nel Patrimonio dell’UNESCO o di quella che il Prof. Salvatore Settis ha definito “la piccola Pompei” riferito alla città sannitico-romana di Saepinum-Altilia.
Le norme che disciplinano le autorizzazioni di impianti da fonti alternative in Italia non ci aiutano a tutelare la nostra Storia, la nostra Identità, la nostra Terra, il nostro Patrimonio Culturale, la nostra Economia Verde, il nostro Paesaggio, la nostra Agricoltura ed il nostro Sviluppo Ecocompatibile.

Per questa ragione sottoscriviamo questo Appello con l’auspicio che un celere ed efficace intervento dei vostri Ministeri possa preservare la Valle del Tammaro”.