Futuro, speranze, dipende da ciò che fai oggi: riflessioni dall’Istituto Cuoco

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CAMPOBASSO – Appuntamenti virtuali a scuola, gli studenti dell’Istituto Pertini-Montini-Cuoco non si fermano. Al via la seconda raccolta di articoli dedicati all’emergenza Covid-19 scritti dagli studenti dell’Istituto Cuoco. Il titolo scelto è: “Quale futuro? Quali speranze? – Il futuro dipende da ciò che fai oggi” che da continuità alle attività della Web Radio TV Cuoco (ri)programmando riflessioni per la rubrica “Parliamone al Cuoco”. Riportiamo il primo testo.

Gli adolescenti al tempo del Coronavirus – Quale futuro? Quali speranze?
“Il futuro dipende da ciò che fai oggi.” (Mahatma Gandhi)

di Carmela Minichillo e Arianna Romano | Classe 4^ sez. B con la collaborazione di Giancarlo Perrella e Rosaria Perna | Classi 2^ sez. B e 3^ sez. C

Le misure di contenimento messe in atto per l’emergenza sanitaria da Coronavirus hanno causato cambiamenti improvvisi ed importanti del vivere quotidiano. Le giornate sono organizzate in maniera completamente diversa, lo spazio è limitato all’ambiente domestico. Tutto ciò comporta diverse problematiche in relazione alla condizione psicologico/relazionale di adolescenti e preadolescenti. Per i giovani, dover rimanere per lunghi periodi di tempo chiusi tra le mura di casa può essere difficile da tollerare. Soprattutto per chi era abituato a tanti impegni quotidiani, in compagnia dei coetanei ed ora si vede costretto a rinunciare a vedere i compagni di scuola, gli amici, il partner. Tanti aspetti della vita sono cambiati all’improvviso, e adattarsi alle novità non è sempre facile, soprattutto in periodi difficili per il mondo intero come quello che stiamo vivendo. Cambiare abitudini di vita, per quanto sia una scelta salutare nella maggior parte dei casi, implica un lavoro di adattamento che comporta la nostra disponibilità ad agire e pensare in modo diverso da come eravamo soliti fare. Dal punto di vista emotivo, il cambiamento può fare paura e la paura in questo momento è un’emozione molto diffusa. Gli adolescenti temono di perdere innanzitutto i propri cari, la propria quotidianità, le relazioni costruite finora. È un tempo pervaso da stress ed ansia in cui può essere pericoloso uscire ma decisamente claustrofobico restare in casa. Ma l’emergenza Covid-19 ha messo in luce anche la disciplina e la resilienza dei nostri adolescenti che si sono convertiti alle lezioni online e stanno riscoprendo le relazioni all’interno dei nuclei familiari. Ma questa situazione quanto sta pesando sugli adolescenti? Quali sono realmente le loro preoccupazioni? Cosa si raccontano via chat in questi giorni in cui il tempo sembra essere sospeso? Alcuni studenti dell’Istituto Professionale “Vincenzo Cuoco” hanno intervistato alcuni ragazzi della loro stessa età che hanno accettato di raccontare le emozioni e i sentimenti che stanno vivendo e come stanno affrontando questa situazione nuova ed inattesa. Leggendo le interviste è emerso che gli studenti soffrono la mancanza della socialità, ma anche che la paura dei primi momenti ha lasciato subito il passo alla speranza e alla solidarietà.

Questo racconta Piera, studentessa.

Mi chiamo Piera, abito in un piccolo paese in provincia di Campobasso, ho 16 anni e frequento il terzo anno dell’Istituto Professionale “Vincenzo Cuoco”. I miei genitori sono divorziati e io vivo con mia madre, mentre mio padre vive a Campobasso. I miei nonni mi raccontano spesso che, in tempi di guerra, si poteva comunicare tramite lettera, ma per avere una risposta bisognava aspettare mesi. Poi, con l’invenzione del telefono, si poteva comunicare con la voce. Oggi, invece, io mi ritengo fortunata, perché grazie alle nuove tecnologie, collegandomi in rete con mio padre, posso vederlo in viso e negli occhi percependo meglio le sue gioie, ma soprattutto le sue sofferenze. Tutto questo, però, non mi basta, è inutile negare che ciò che più mi manca è il contatto fisico, un bacio, un abbraccio, una serata in pizzeria o un concerto. Anche se la legge mi permette di vederlo, io evito, perché mio padre è cardiopatico, perciò più esposto al pericolo di un contagio. Nessuno sa quando questa situazione finirà, ma tutti sappiamo che finirà e che questo mostro invisibile sarà sconfitto, torneremo alla nostra vita quotidiana, ma niente sarà come prima . Presto tornerò ad abbracciare mio padre, a sentirne la vicinanza, il profumo e la sua presenza fisica che tanto mi è mancata.

Così esordisce Veronica che ha voluto raccontare come sta vivendo adesso la sua relazione con Antonio.

L’amore a distanza non è una cosa semplice. Sono giorni pericolosi e lenti. Intrisi di attesa, di preoccupazione e di privazioni. Poiché il virus Covid-19 ci costringe a stare lontani fisicamente ma non col cuore, magari non potremmo sfiorarci, abbracciarci, guardarci negli occhi, sentire il profumo della persona amata, ma grazie all’amore la distanza è solo un numero. Stare chiusi in casa da giorni senza vedere la persona amata, senza poterla abbracciare, manca la routine quotidiana. Di solito diamo tutto per scontato e con superficialità, poi basta una situazione come questa per farci aprire gli occhi, per farci capire chi davvero ci ama e ci è vicini, ci fa capire le cose belle della vita, quei piccoli gesti che forse non apprezziamo di solito, quella carezza inaspettata, quel complimento, quelle frasi romantiche che ci fanno capire quanto sia bello e vero l’amore. Non c’è un modo ben preciso di affrontare questo periodo. Da quello che ho capito io dell’amore è che resiste a tutto e tutti nonostante mille incomprensioni e mille paure, l’amore a distanza ci fa crescere ci fa diventare più forti e ci fa capire chi davvero tiene a noi. Resistere alla lontananza è una grande prova d’amore, in pochi riescono a portare avanti una relazione a distanza, perché a volte basta un litigio, magari causato da un’incomprensione o da un momento di debolezza o di paura, per far finire tutto, ma è proprio in queste circostanze che capisci chi davvero è pronto a restare con te durante le tue lune storte, durante i tuoi momenti più difficili da affrontare. Io ci credo. Ci credo nell’amore che supera la distanza, che supera miliardi di km, che resta fedele anche se lontano senza tradire. Credo che è amore vero, nulla potrà mai ostacolarlo né la distanza, né il Covid-19. Credo nel tempo che passa e nella voglia di rincontrarsi che, costantemente, logora i nostri cuori. Temo la paura di non potersi rivedere più, ma soprattutto credo nelle lacrime versate per la gioia di riabbracciarsi. In questi momenti ci diciamo “Sì, ce la faremo, affronteremo tutto, ma insieme” e così ci si incoraggia a vicenda e si affronta tutto. Ci potrà mancare fisicamente la persona amata, ma credetemi se è amore vero non basta la distanza e il virus, due persone che sono destinate a stare insieme lo saranno per sempre. Credetemi, la distanza non sarà più un problema, presto non conteremo i km e i giorni che ci dividono, ma conteremo solo i giorni passati a sorridere e a stare con la persona amata.

La maggior parte degli studenti ha raccontato che il bisogno più grande è quello di tornare ad avere la libertà, tornare alla routine di prima, passare del tempo con i nonni, fare una passeggiata, studiare all’aperto, uscire con gli amici, divertirsi, viaggiare, scoprire nuovi posti ma anche ritornare a scuola, rivedere compagni, prof e collaboratori scolastici.

Alcuni paragonano questa quarantena a un carcere senza sbarre, mentre altri prima dell’emergenza Covid-19 vedevano i rapporti con i propri familiari (genitori e nonni) in modo superficiale; ora stanno riscoprendo il valore di avere al proprio fianco persone che ricoprono un ruolo fondamentale per la loro salute e crescita, altri stanno riscoprendo loro stessi mettendo in discussione le loro scelte future; c’è chi ha imparato a cucinare, chi ad assumersi le proprie responsabilità, ad essere autonomi e soprattutto maturi.

Stando a casa i teen stanno pensando molto al futuro, a come sarà la vita dopo la quarantena, come affronteranno la scuola e a questo ci sono comunque risposte sia positive che negative.

“Sicuramente dopo il Covid-19 dovremo recuperare tutto: il tempo perso, i rapporti di qualsiasi tipo, anche con la società, le vecchie abitudini, il lavoro e si dovrà pensare a come far ripartire l’economia, nel nostro caso italiana”, sostiene uno studente; alcuni suggeriscono di acquistare prodotti italiani, in modo da far ripartire prima l’economia. In tanti hanno risposto che se in futuro le persone, non solo gli adolescenti, continueranno a collaborare e a rispettare le norme che vengono dettate, l’Italia ma anche gli altri Paesi si riprenderanno e torneranno più forti, ma soprattutto più uniti di prima.

Pensando al futuro vengono fuori anche molte paure, sia per il presente che per il futuro, perché se quest’epidemia non viene bloccata ora, la situazione potrebbe sfuggire di mano e il Paese potrebbe morire, ma c’è sempre la speranza che tiene uniti, come detto poco fa, ma anche paure tra le persone, paura di un abbraccio, di scambiarsi un saluto, di parlare stando vicini. C’è molta preoccupazione, perciò in questo momento l’invito che i ragazzi rivolgono a tutti è “RESTATE A CASA!”. Provate ad immaginare di essere voi una di quelle persone che si trovano a lottare, o che un vostro figlio/padre/madre/fratello o qualsiasi altro parente o amico a voi caro sia ad assistere voi o altri che hanno un atteggiamento errato come lo potresti avere tu. Pensate prima di fare una cosa, pensate “Ma ne vale veramente la pena?”. Ci sono operatori che lavorano notte e giorno, stremati e tristi per non poter stare con la propria famiglia per salvare altre vite, e appena ci riescono loro sono felici e sperano che tutto questo finisca presto per tornare a una vita equilibrata.
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