Plasma iperimmune, Cimino: “Valida soluzione in attesa del vaccino”

66

ospedale Cardarelli di CampobassoCAMPOBASSO – Il trattamento dei pazienti contagiati da Covid-19 con il ‘plasma iper immune’ trova consensi tra gli addetti ai lavori, ma anche posizioni più ‘tiepide’. “Chi guarisce da questa malattia – spiega all’ANSA l’immunoematologo Giuseppe Cimino, per vent’anni primario del Centro trasfusionale dell’ospedale ‘Cardarelli’ di Campobasso – ha sviluppato nel sistema immunitario anticorpi che si trovano nel plasma, se viene prelevato e trasfuso in pazienti malati è possibile neutralizzare il virus. A mio avviso – aggiunge – potrebbe anche essere esclusa una recidiva in quanto chi è guarito dalla malattia in sostanza è immune a questo virus. La procedura, inoltre, è innocua sia per il donatore sia per il ricevente”.

Su eventuali controindicazioni Cimino spiega: “Sul plasma del donatore vengono effettuati tutti i test per accertare che sia sicuro dal punto di vista infettivologico e di conseguenza non sia veicolo di altre malattie”.

Si può parlare di svolta nelle terapie anti-Covid? “È chiaro – osserva – che per esprimere un parere definitivo sulla terapia c’è bisogno di studi randomizzati su un nucleo elevato di persone, ma al momento credo sia una valida soluzione per fronteggiare la malattia in attesa di un vaccino specifico. Faccio un plauso – conclude – ai medici trasfusionisti e pneumologi che hanno intrapreso questo tipo di terapia”.