Transumanza e pastorizia, all’Unimol il confronto internazionale sul futuro delle aree interne

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All’Università del Molise studiosi, istituzioni e operatori del settore hanno discusso il futuro della transumanza e della pastorizia estensiva

CAMPOBASSO – La transumanza non è soltanto una tradizione da custodire, ma una pratica ancora capace di generare valore economico, sociale e ambientale. È questo il messaggio emerso dalla giornata internazionale “Transhumance and Pastoralism: Biocultural Heritage and Ecosystemic Services”, ospitata dall’Università degli Studi del Molise nell’ambito dell’International Year of Rangelands and Pastoralists (IYRP 2026).

L’iniziativa, promossa dall’Ateneo molisano e dal Centro di ricerca BioCult, con il patrocinio dell’Accademia dei Georgofili, ha riunito esperti italiani e stranieri, rappresentanti delle istituzioni, allevatori e operatori del settore per riflettere sulle prospettive della pastorizia estensiva e sul ruolo strategico che questa può svolgere nello sviluppo delle aree interne.

Tratturi e patrimonio culturale da proteggere

Tra i temi centrali del convegno è emersa la necessità di tutelare non solo il valore immateriale della transumanza, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale, ma anche le infrastrutture fisiche che la rendono possibile.

Particolare attenzione è stata dedicata alla rete dei tratturi, autentica spina dorsale della mobilità pastorale nel Mezzogiorno. Un patrimonio che, come evidenziato durante gli interventi istituzionali, necessita di una costante attività di salvaguardia per evitare trasformazioni e utilizzi incompatibili con la sua funzione storica e territoriale.

Servizi ecosistemici e riconoscimento del lavoro dei pastori

Uno dei concetti maggiormente dibattuti è stato quello dei servizi ecosistemici garantiti dalla pastorizia. Gli allevamenti estensivi contribuiscono infatti alla conservazione della biodiversità, alla prevenzione degli incendi, alla manutenzione del paesaggio e alla tutela degli habitat naturali.

Dal confronto tra ricercatori e operatori è emersa la richiesta di sviluppare strumenti in grado di riconoscere anche economicamente il valore di queste attività, considerate fondamentali per la gestione sostenibile dei territori rurali.

Tra le questioni affrontate figurano inoltre l’accesso ai pascoli, il rapporto con le aree protette, la convivenza con la fauna selvatica, i meccanismi di sostegno economico al comparto e le opportunità offerte dai nuovi strumenti legati ai crediti di carbonio.

Giovani, formazione e ricambio generazionale

Ampio spazio è stato dedicato al tema del ricambio generazionale. Gli esperti hanno sottolineato come il futuro della pastorizia dipenda dalla capacità di attrarre nuove generazioni e di favorire il ritorno di giovani imprenditori nelle aree rurali.

In questo contesto sono state richiamate le esperienze delle scuole di pastorizia e i percorsi formativi che consentono di trasmettere competenze, saperi tradizionali e conoscenze tecniche indispensabili per garantire continuità al settore.

La riflessione ha coinvolto anche il contributo delle donne e delle nuove figure professionali che scelgono di investire nella zootecnia estensiva come opportunità lavorativa e modello di vita legato ai territori.

Ricerca e politiche europee per sostenere il settore

Durante i lavori è stato approfondito anche il ruolo delle politiche pubbliche e dei finanziamenti europei a sostegno del pastoralismo. Studiosi ed esperti internazionali hanno illustrato modelli di gestione adottati in diversi Paesi, evidenziando la necessità di politiche integrate capaci di coniugare tutela ambientale, sviluppo economico e valorizzazione culturale.

L’obiettivo condiviso è passare dal semplice riconoscimento simbolico della transumanza alla costruzione di condizioni concrete che consentano ai pastori di continuare a operare, garantendo reddito, servizi, accesso alle risorse e adeguate prospettive professionali.

Dai dibattiti sul territorio all’esperienza sul campo

La due giorni si è conclusa con la proiezione del documentario Civiltà transumanti della regista Anna Kauber e con una visita all’azienda agricola di Castropignano gestita dalle famiglie Colavecchio e Borraro.

L’esperienza sul campo ha consentito ai partecipanti di osservare da vicino le pratiche di allevamento al pascolo, la trasformazione casearia e l’organizzazione quotidiana di un’attività pastorale moderna, trasformando il confronto teorico in un’occasione concreta di conoscenza del territorio.

Dal convegno è emersa una convinzione condivisa: il futuro della transumanza passa attraverso il riconoscimento del ruolo dei pastori come custodi del paesaggio, della biodiversità e delle comunità locali. Una sfida che riguarda non solo il settore agricolo, ma il destino stesso delle aree interne italiane, sempre più chiamate a coniugare tradizione, innovazione e sviluppo sostenibile.