La Consulta avrà il compito di individuare il prezzo indicativo del grano duro di produzione nazionale e le sue relative tendenze di mercato. “Si tratta – spiega il direttore regionale di Coldiretti, Aniello Ascolese – di uno strumento importante per combattere il fenomeno del crollo periodico delle quotazioni pagate agli agricoltori, alimentato ad arte grazie agli arrivi di prodotto dall’estero e all’azione delle borse merci. Una situazione – gli fa eco il presidente Papa – che minaccia la sopravvivenza di ca 7.000 aziende agricole molisane che coltivano grano duro, coprendo una superficie che varia, a seconda delle annate, tra i 50 ed i 60.000 ettari, in gran parte localizzate in aree interne prive di alternative produttive e quindi particolarmente esposte al rischio di desertificazione”.
La superficie coltivata a grano duro in Italia ammonta a quasi 1,2 milioni di ettari. Produrre un quintale di grano duro per la pasta costa in media agli agricoltori 31,8 euro al Sud e 30,3 al Centro-Nord, secondo i dati di Ismea; numeri che evidenziano l’effetto delle manovre dei trafficanti di grano, con le quotazioni pagate agli agricoltori calate negli ultimi quattro anni tra il 35% e il 40%. “In questo modo – sottolinea Claudio Papa – i ricavi non coprono più le spese mettendo a rischio le semine future e la tenuta economica delle aziende agricole”.
Secondo Coldiretti Molise l’obiettivo ora è rafforzare la CUN, rispetto alle possibili manovre di chi vorrebbe non farla funzionare, ma anche puntare sui contratti di filiera, lo strumento più efficace per assicurare redditività e prospettive di lungo periodo agli agricoltori, tutelandoli dalle speculazioni attraverso la garanzia di un giusto prezzo, ma anche promuovere investimenti in innovazione ambientale, tecnologica e nella gestione dei dati. Infatti, proprio sull’onda della mobilitazione di Coldiretti il Governo ha assunto a settembre scorso l’impegno a destinare 40 milioni di euro in tale direzione.
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