John Patitucci, anteprima con il botto a Termoli Jazz Festival [FOTO]

john patitucci termoli 23 luglio 2019

L’anima delle corde del basso del musicista fa letteralmente vibrare il pubblico. Straordinario esordio per la sesta edizione della rassegna Jazz

TERMOLI – Con un immenso John Patitucci, meglio non si poteva fare per l’anteprima del Termoli Jazz Festival 2019. L’evento, promosso dall’Associazione Freeland – organizzatrice del Termoli Jazz Festival – e sostenuto dalla Fondazione Macte, ha inaugurato alla grande il ciclo di eventi “Macte Musica” e proprio il giardino del Macte, location tanto inedita quanto suggestiva, ha riscosso notevole apprezzamento da parte delle oltre 200 persone che hanno potuto assistere ad un concerto unico in cui John Patitucci col suo strumento ha espresso tutta la propria perizia e ha saputo emozionare nel profondo.

Ieri sera, 23 luglio, hanno risuonato le note di alcuni brani tratti da “Soul of the bass”, la sua ultima produzione musicale. E sembrava davvero di ascoltare eco lontane dell’anima. Le note gravi del contrabbasso parevano riportare ad una dimensione “altra”, più intima e profonda, come quando Patitucci ha eseguito la sua “Mistery of the soul”.

È Patitucci in ‘solo’ ad accompagnare il pubblico nella prima parte del concerto, intervallando le esecuzioni musicali ad aneddoti sui brani e sulla sua vita. Alternando l’italiano all’inglese, ha suscitato nel pubblico una naturale simpatia. Lui, americano di origini calabresi, ha iniziato a suonare all’età di 10 anni e oggi è considerato uno tra i migliori bassisti jazz al mondo. Può vantare anche due Grammy’s (l’Oscar della musica) nella sua longeva carriera, oltre a collaborazioni importanti tra cui spicca quella decennale con Chick Corea, che gli ha fatto guadagnare notorietà in tutto il pianeta e lo ha ‘lanciato’ nel gotha jazzistico mondiale.

Artista virtuoso e versatile, come hanno dimostrato le sue incursioni nel blues con il brano “Morning train” o, ancora, quando ha imbracciato il basso elettrico per eseguire la malinconica aria nota come “Nina”, resa celebre anche da Luciano Pavarotti.
Che sia pizzicando le corde, producendo il suono con l’archetto o facendo risuonare il legno della cassa armonica, il risultato non cambia: Patitucci trasporta l’uditorio in una dimensione ‘sospesa’, a cui hanno contribuito anche le luci soffuse, i giardini dattorno e il silenzio del pubblico ammaliato e attento.

Dopo circa mezz’ora, sul palco Patitucci ha invitato Elio Coppola alla batteria ed Andrea Rea al piano. I due artisti hanno accompagnato il bassista e il pubblico si è scaldato sempre più. L’armonia fra i tre è stata notevole e le improvvisazioni squisitamente jazzistiche si sono fatte via via più intense col passare dei brani. C’è stato posto anche per una Suite calabrese – così l’ha definita Patitucci –, le cui note hanno raccontato una terra aspra, forte e passionale. Con Rea e Coppola, di Pomigliano d’Arco il primo e napoletano il secondo, d’altronde ci sono anche le origini del Sud ad unirlo.

“Quando mio nonno è emigrato negli Stati Uniti era il 1910. Sarebbe orgoglioso di sapere che sono qui in Italia oggi a suonare la mia musica”, ha raccontato agli astanti Patitucci prima di incedere nel finale di concerto suggellato da assoli entusiasmanti. L’elegante tocco di Andrea Rea al piano e la ‘prepotenza’ alla batteria di Elio Coppola hanno reso ancora più magistrale una performance di assoluta qualità e il pubblico tripudiante non ha fatto che confermarlo.

Tre novità, tre conferme. La Fondazione Macte che bissa con questo grande evento del programma Macte Musica il successo di pochi giorni fa con il simposio d’arte con Philippe Daverio. Il Termoli Jazz Festival che, dopo i Manhattan Transfer, Tord Gustavsen, Greg Hutchinson, Stefano Di Battista e tanti altri, inserisce un nuovo (e forse il più grande) ospite internazionale nel suo percorso e infine il museo Macte che ha dato prova della sua vocazione ad ospitare eventi di questo genere.

Il Termoli Jazz Festival, sesta edizione, proseguirà il 30 e 31 agosto in piazza Duomo.