Maggio mese mariano, il Vescovo De Luca alla comunità molisana

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madonna della difesa casacalenda

Sesta lettera “dall’esilio” del vescovo Gianfranco De Luca alla comunità in tempo di pandemia e di sospensione delle attività pastorali

“Arriva, anche quest’anno, il mese di maggio, nel nostro cuore e nel nostro vissuto, mese dedicato a Maria. La mente e il cuore pullulano di ricordi ed emozioni, legati soprattutto all’età della nostra fanciullezza, – i fioretti da portare quotidianamente a Maria –; alla vita delle nostre famiglie, – il rosario recitato, la sera, tutti insieme –; al passaggio della Madonna Pellegrina – di casa in casa o di rione in rione nelle nostre parrocchie.

Momenti di esercizi di bontà; di forti emozioni; di incontri, a volte, determinanti nel cammino della nostra vita; di condivisioni e anche di scelte; ma anche occasioni di ingenue evasioni, di piccole complicità – l’incursione nel campo delle fave o\e la furtiva scorpacciata di ciliegie a danno dei paesani – .

Potremmo dire che la nostra vita, specialmente in quel mese, si svolgeva al ritmo dell’Ave Maria.

Il frutto di tutto questo è memoria viva nella mia vita di cristiano e di pastore: la certezza di vivere e attraversare la vita in compagnia, mai da solo.

È la consolazione profonda che abita la mia anima, a volte sensibilmente; a volte insidiata dall’azione del Nemico, che mi aggredisce con le sue desolazioni servendosi dei fantasmi delle paure che nascono dai problemi, che inevitabilmente la vita riserva ad ognuno di noi, o insinuando in me il dubbio di essermi sottratto a tale compagnia, rinfacciandomi le mie miserie e le contraddizioni che attraversano e condizionano le mie giornate; mai rimossa, anzi impossibile da rimuovere, perché non dipende da me, ma da Lei che è Virgo Fidelis.

Infatti sempre riemerge quel “guarda la stella, invoca Maria”, impresso nella mia memoria fin da bambino.

Consolatrice degli afflitti, rifugio dei peccatori, Lei è con me, come con ognuno di noi, sempre, premurosa e provvidente: è la Madre.

Le sono costato caro: la perdita del suo Figlio e del suo Dio. Lì, ai piedi della croce, mentre venivo generato da Gesù, trafitto nel costato, Lei, mi accoglieva figlio nel suo grembo di Madre Desolata.

Ce lo siamo ridetti nella ultima lettera che vi ho inviato a Pasqua:

“Padre, Gesù, Maria, noi.

Il Padre permise che Gesù si sentisse abbandonato da lui per noi.

Gesù accettò l’abbandono del Padre e si privò della madre per noi.

Maria condivise l’abbandono di Gesù e accettò la privazione del figlio per noi.

Noi dunque siamo al primo posto.

È l’Amore che fa queste pazzie“[1].

Dentro questo abbraccio si svolge e rimarrà per sempre la nostra vita”.

Carissimi,

arriva il mese di maggio, anche quest’anno!

In un contesto di smarrimento generale, di restrizioni e privazioni della nostra libertà di movimento, di limitazione delle nostre esternazioni, di costrizione a rimanere distanti.

Momento abitato da incertezze e paure, visitato da disagi materiali e psicologici. Dove afferrati da povertà materiali e interiori, siamo esposti a cadere vittime di ricatti materiali e spirituali.

Momento dove la desolazione (essere soli) sembra prevalere e esercitare la sua dittatura. Abbiamo, purtroppo, notizie di persone che non ce la fanno e si lasciano sprofondare nel vuoto che sperimentano.

C’è anche tanta bellezza e bontà, che esplode inattesa e ricca di creatività e di passione per gli altri, di donazione fino all’esposizione della propria vita per servire gli altri.

Grazie a Dio ogni giorno ne abbiamo notizia, ma, ne sono sicuro, è molto più vasta di quello che ci raccontano e di quello che riusciamo a vedere. È fonte di consolazione e nutre la nostra speranza. Quando ascolto i racconti di questa solidarietà, e vedo gesti di compagnia e di vicinanza, i miei occhi si riempiono di lacrime, nel cuore emerge la consolazione e nell’animo si rafforza la speranza.

I maestri dello spirito ci testimoniano che Dio agisce in noi, e nella nostra storia, dando consolazione; il Nemico agisce dando desolazione.

Non a caso, arriva, anche quest’anno, il mese di maggio, il Mese di Maria, la Madre.

Lei sa che è insidiata la nostra gioia di vivere, la nostra speranza.

Lei sa che corriamo il pericolo di lasciarci risucchiare dallo scoraggiamento e dall’impotenza del nostro limite. Di consegnarci alla disperazione o alla rabbia.

Legge profondamente e nella verità nel cuore di ciascuno di noi, delle nostre famiglie e della nostra società. Non sta ferma a guardare, interviene.

Come a Cana, quel giorno delle Nozze, una festa che poteva finire in un “flop”, ancora oggi, lei si accosta a Gesù.

In questo suo andare da Gesù, c’è per noi l’invito a rivolgerci a Colui che si è fatto compagno della nostra vita e abita la nostra quotidianità.

Poi si rivolge ai servi, a ciascuno di noi, e invita con delicatezza e determinazione: “Fate quello che Egli vi dirà”.

Lasciare spazio alla Presenza e all’azione di Gesù, che è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo, significa fare la sua Parola, ascoltarla e metterla in pratica, proprio come fecero i servi nelle nozze di Cana. C’è sicuramente una sproporzione tra quello che i servi fecero, versarono acqua nelle giare, e quanto accadde successivamente, attinsero e distribuirono vino. Ma se non avessero versato acqua, non avrebbero attinto vino. È la sproporzione o la sorpresa che accade ogni volta che si fa la Parola di Dio.

In questo mese di maggio, in compagnia di Maria, leggiamo, ogni giorno, una pagina di Vangelo, singolarmente, insieme con qualche amico, o in famiglia. Cerchiamo di metterla in pratica in quello che cogliamo, che essa ci suggerisce. Ne vedremo delle belle!

C’è un’altra urgenza che avverto dentro, per il bene che Maria vuole a ciascuno di noi e soprattutto a ciascuna delle nostre famiglie.

In consonanza con quanto Papa Francesco ha scritto ai fedeli in occasione di questo mese di maggio, invito le famiglie cristiane a continuare o a riprendere la preziosa abitudine del Rosario pregato in famiglia.

Mi affido alle parole di San Giovanni Paolo II: “La famiglia che prega unita, resta unita. Il Santo Rosario, per antica tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui la famiglia si ritrova. I singoli membri di essa, proprio gettando lo sguardo su Gesù, recuperano anche la capacità di guardarsi sempre nuovamente negli occhi, per comunicare, per solidarizzare, per perdonarsi scambievolmente, per ripartire con un patto di amore rinnovato dallo Spirito di Dio. Molti problemi delle famiglie contemporanee, specie nelle società economicamente evolute, dipendono dal fatto che diventa sempre più difficile comunicare. Non si riesce a stare insieme, e magari i rari momenti dello stare insieme sono assorbiti dalle immagini di un televisore o di un cellulare. Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l’immagine del Redentore, l’immagine della sua Madre Santissima. La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po’ il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino”.

Ritengo, inoltre, che sia questo il contributo specifico che, come famiglie cristiane, possiamo dare per far avanzare e sostenere quella bellezza e quella bontà che si manifestano nel servizio disinteressato, umile e fedele, che tanti testimoniano in questi gironi di pandemia, e nella solidarietà di innumerevoli gesti di condivisione e di prossimità che si sono attivati.

Contribuiamo così a far crescere la consolazione in noi e tra noi. A far avanzare la certezza di non essere soli, di non essere abbandonati a noi stessi, ma insieme a Dio-Amore, dal quale nessuno ci può separare: è sempre con noi e per noi.

Vi lascio con questa preghiera di dom Helder Camara:

Cinquanta volte ave Maria!

Non pensare

siano sinonimi inevitabili

Rosario e monotonia ….

Ogni Ave Maria

può essere unica.

Salutando la Signora,

contemplane ogni volta

una virtù,

una gloria,

uno splendore …

Dicendo Santa Maria

non avrai

cinquanta dolori da presentare

alla grande Madre di Dio,

all’amata Madre degli uomini?

Rimaniamo custoditi dal suo sguardo di Madre e camminiamo con la forza di chi sa di averla accanto in ogni momento.

+ Gianfranco, vescovo

[1] 1 C.LUBICH Dottrirna spirituale, Città Nuova, Roma, 2006. p.153