Morto l’orso Juan Carrito, carcassa trasferita all’istituto zooprofilattico di Isernia

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ISERNIA – Juan Carrito, il giovane orso marsicano celebre su media e social per i suoi comportamenti confidenti, è morto investito da un’auto nel tardo pomeriggio di ieri, lungo la SS17 all’altezza di Castel di Sangro. L’impatto è stato inevitabile. Il giovane alla guida del veicolo e la sua fidanzata fortunatamente sono rimasti illesi nell’impatto. Sul posto, poco dopo l’incidente, sono intervenuti Guardiaparco, servizio veterinario e Carabinieri Forestali. L’animale, morto poco dopo l’arrivo dei soccorsi, è stato trasportato all’Istituto Zooprofilattico di Isernia per la necroscopia. E ora esplodono le polemiche da parte di animalisti e ambientalisti.

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, WWF Italia e Salviamo l’Orso, si sono recentemente impegnati, con un investimento economico importante, per la realizzazione di una recinzione lungo il tratto di SS17 ritenuto maggiormente pericoloso per la fauna selvatica. L’intervento, realizzato nelle settimane scorse, ha visto il montaggio di una recinzione metallica fissa su entrambi i lati della carreggiata in un tratto di 600 m (dal km 146,6 al km 147,2). La recinzione ha anche l’obiettivo di “indirizzare” gli animali verso un sottopasso adiacente, mitigando in questo modo il rischio di incidenti e aumentando la sicurezza di orsi e automobilisti. Ma evidentemente questo non è stato sufficiente.

“La storia di Juan Carrito ha molto da insegnarci”, scrive il Wwf Italia. “La sua confidenza e problematicità ci hanno mostrato quanto sia importante prevenire tali fenomeni, tramite l’adozione di corretti comportamenti per i singoli cittadini e giuste misure di gestione del territorio da parte delle Istituzioni a cui spetta la corretta gestione delle risorse alimentari di origine umana, che è alla base dell’insorgenza di tali comportamenti. E la sua morte sottolinea ancor più quanto siano necessari interventi strutturali su strade, autostrade e ferrovie per mettere in sicurezza la residua popolazione di orso bruno marsicano, troppe volte vittima di investimenti”.

Le associazioni (WWF Italia e Salviamo l’Orso) e le aree protette (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e Parco Nazionale della Maiella) investono ingenti risorse (economiche e umane) ed energie in interventi finalizzati a migliorare la coesistenza tra uomo e orso, a mitigare l’impatto delle nostre attività sulla sopravvivenza del plantigrado, per garantire un futuro a questa popolazione. Ma questo “non è sufficiente: ogni anno in media due orsi bruni marsicani muoiono per cause umane, accidentali o illegali. E Juan Carrito è l’ultimo triste caso che ci ricorda come per conservare l’orso più raro d’Europa è necessario un cambio di marcia reale. Da parte di tutti gli attori in gioco, all’interno e, soprattutto, all’esterno delle aree naturali protette”.

Per l’Enpa – Ente Nazionale Protezione Animali “Juan Carrito è anche il simbolo di un fallimento. Quello del Governo e della maggioranza che si affretta ad approvare fantomatici piani di contenimento della fauna (vale a dire: uccisioni a fucilate) mentre è del tutto incapace di varare serie ed efficaci misure a tutela della biodiversità”. Un fallimento “che passa, soprattutto, per la bocciatura – avvenuta lo scorso dicembre, durante l’approvazione della Legge di Bilancio – di un emendamento che dava vita un piano triennale per complessivi 12 milioni di euro, finalizzato alla creazione di corridoi faunistici. Corridoi che avrebbero permesso di migliorare la sicurezza stradale, creando degli attraversamenti sicuri per gli animali. Una soluzione efficace, questa, già adottata da molti Paesi europei”.

Oltre ai passaggi faunistici, sono molti anni che Enpa chiede che vengano applicati i sistemi di dissuasione previsti dal progetto “Life Strade”, i quali consentono di allontanare gli esemplari selvatici dalla carreggiata, avvisando in tempo reale gli automobilisti circa la presenza degli animali sulla sede stradale. Dossi e bande su asfalto, poi, sono strumenti efficacissimi (peraltro dal costo limitato) per limitare la velocità delle autovetture – prima causa di incidenti, secondo l’Istituto Superiore di Sanità – e, di conseguenza per prevenire sinistri stradali, salvando così vite umane e animali. Ma “anche su questo tema la politica è drammaticamente assente”.