Alla scoperta di Roccamandolfi: storia, cosa vedere, cosa fare

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castello montenero di bisaccia

Tra le attrazioni il Santuario di San Liberato. la Chiesa di San Giacomo Maggiore, il Ponte tibetano. Da non perdere la Festa del Pastore

Roccamandolfi è un comune italiano di 972 abitanti della provincia di Isernia in Molise, ricchossimo di storia. Il nome del paese è di chiara derivazione longobarda: Rocca Maginulfa ovvero Rocca di Maginulfo, appartenente alla famiglia reale, che ricopriva la carica di Castaldo d’Aquino al termine del IX secolo.

Sotto i Longobardi il luogo era parte della Contea di Bojano; con i Normanni il borgo venne aggregato alla Contea di Molise. Castellano di Roccamandolfi fu il conte Carlo Pannone (poi diventato Pandone). Nel 1195 vi trovò rifugio, durante la guerra tra il principe normanno Tancredi e Enrico VI di Svevia, Ruggero di Mandra, conte di Molise e discendente di Riccardo, personaggio eminente della corte normanna, che, nel 1196, resistette ai limiti del possibile all’assedio della rocca da parte delle truppe imperiali, finchè non fu costretto ad arrendersi. Nel 1220 Federico II ordinò l’abbattimento di tutte le fortezze che potevano rappresentare un pericolo per il potere centrale, tra cui Roccamandolfi.  Tommaso da Celano, conte di Molise disubbidì e cominciò la strenua difesa del maniero insieme con la consorte ed i figli. Il conte decise però di uscire dalla rocca una notte per riconquistare il castello di Celano. La consorte, Giuditta, stante la insostenibile situazione della prolungata difesa, cedette però le armi nel 1223.  Il castrum di Rocca Maginulfi fu demolito per ordine regio ad opera del Conte di Acerra. In seguito alla distruzione della Rocca gli abitanti furono costretti a trasferirsi ed il paese fu ricostruito più in basso nel luogo detto Casale, identificato con l’attuale Roccamandolfi.

Nel 1269 Carlo I d’Angiò assegnò Roccamandolfi a Tommaso d’ Evoli, nel 1272 l’assegnò a Berengario di Tarascona, già titolare del feudo di Castelpizzuto, alla cui morte nel 1278 la assegnò a Fulcone di Roccafolia che governò con gli eredi, fino al XIV secolo quando il feudo divenne prima proprietà della famiglia degli Artois, poi dei fratelli Giovanni e Guglielmo Roccafoglia i cui discendenti lo conservarono fino al 1391. Nella prima metà del XV secolo Roccamandolfi divenne feudo della famiglia Gaetani finchè nel 1456 Giacomo Gaetani non cedette Roccamandolfi alla famiglia Cennamo che a sua volta la cedette alla famiglia Perez.

I Perez possedettero Roccamandolfi sino all’anno 1543, quando Francesco Perez la alienò al barone Giovanni Luigi Rizzo, patrizio napoletano, che la conservò sino al 1549, quando il feudo di Roccamandolfi venne venduto all’asta. Nuovo proprietario fu un altro patrizio napoletano, Giambattista d’Afflitto dei conti di Trivento. Roccamandolfi cambiò velocemente proprietà, con l’alienazione alla potente famiglia napoletana di Sigismondo Pignatelli nel 1586. I Pignatelli, successivamente duchi di Roccamandolfi, conservarono il feudo fino 1806 con l’eversione della feudalità. Con gli eventi del 1799, Roccamandolfi fu compresa nel dipartimento del Sangro e nel Cantone di Baranello, nel 1807 Roccamandolfi fu assegnata al Distretto di Isernia ed al Governo di Bojano; con la riforma del 1811 Roccamandolfi fu aggregata al Circondario di Castelpetroso e con quella del 1816 fu aggregata al Circondario di Cantalupo del Sannio, cui tuttora appartiene. Il fenomeno del brigantaggio fu particolarmente evidente nel XIX secolo: nel 1812 Sabatino Maligno capo di una delle bande fu ucciso dai propri compagni e la sua testa mozzata fu messa in una gabbia di ferro ed attaccata al campanile, dove restò fino al 1843. Con la sua morte si conclusero dieci anni di terrore per la gente del Matese. L’unità� d’Italia non fu bene accolta da Roccamandolfi: l’inizio ufficiale della rivolta armata contadina nel Comune di Roccamandolfi, risale all’ottobre del 1860 quando i reazionari insorsero al grido di Morte a Garibaldi! Viva Francesco II! Dopo alcune rapine nelle case dei liberali, i reazionari furono sopraffatti e messi in fuga dalla guardia Nazionale e dalla forza pubblica. In ogni caso il brigantaggio durò fino alla fine degli anni Settanta del XIX secolo.

Cosa vedere

Il  borgo si presenta con case arroccate intorno alla chiesa, caratteristici portici, fontane e vicoletti ancora con il selciato. Meritano una visita: il Santuario di San Liberato, che custodisce le reliquie di San Liberato Martire da oltre 200 anni; la chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore, al cui esterno si possono osservare le quattro “misure” circolari in pietra viva levigata; la Croce Viaria posta sotto un arco rinascimentale, che fa pensare che Roccamandolfi sia stata una delle mete, o delle tappe per i pellegrini che si recavano a Santiago di Compostela; le ruderi di un castello normanno. Nei dintorni c’è l’Area Naturale del Torrente Callora, di recente dichiarata “Protetta” dal Ministero all’Ambiente, dietro suggerimento dell’Associazione Ambientalista Italia Nostra.

Roccamandolfi è anche il luogo ideale per gli amanti dello sport: vi si possono praticare trekking, torrentismo e sci nordico e tante escursioni nei dintorni. Tra queste il percorso suggestivo che parte dal castello longobardo e, passando tra boschi e ruscelli, arriva fino al Ponte Tibetano: un piccolo capolavoro di ingegneria e carpenteria metallica sospeso nel vuoto sul paesaggio roccioso caratterizzato dal Canyon scavato dal fiume Callora.

Le date da ricordare

La prima domenica di giugno si festeggia San Liberato; il 25 luglio San Giacomo Maggiore; il 6 agosto San Donato. A fine luglio si svolge la Festa del pastore, organizzata dal Direttivo ed i soci dell’Associazione “Orizzonti del Matese Roccamandolfi”, in collaborazione con i numerosi Allevatori di Roccamandolfi.

L’evento nasce per festeggiare l’antico mestiere del “Pastore” ed il ritorno nei pascoli di alta montagna dei pastori Roccolani. Una festa per adulti e bambini, una festa pastorale con mucche, pecore e capre, un riconoscimento per chi ancora oggi da un’ alto contributo all’economia del paese e della Regione.

Lo sapevi che…

Fino agli anni Sessanta,a  Roccamandolfi, si praticava la “pesatura del corpo in cambio della grazia“, usanza di origine orientale che ricorda alcune tradizioni medio-orientali ma anche la pesatura del cuore dei morti da parte del Dio Anubi nella cultura egizia antica. Nella piccola Chiesa dei Santi  si pesava un bambino o chiunque richiedeva la guarigione al Santo e in cambio di questa gli si offriva una quantità di grano o di cereali pari al peso della persona che aveva bisogno dell’intervento miracoloso.