Mercato del lavoro, riflessioni sulla tutela dei dipendenti

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stefano pacittiREGIONE – La pandemia ha esacerbato le criticità e la stabilità di molte imprese, anche in Molise, generando di conseguenza ulteriori turbamenti per migliaia di lavoratori. Vigilare sulla legalità dei rapporti professionali è un passo essenziale per evitare la proliferazione di abusi perpetrati ai danni di aziende e dipendenti, specie quando la logica dominante è quella delle assunzioni in appalto. Di seguito le riflessioni del Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Campobasso, Stefano Pacitti:

“La favola che si può ridurre il costo del lavoro affidando in appalto i lavoratori non ci convince. Specialmente in uno scenario quale quello attuale, dominato dalle terribili ripercussioni – a livello economico, sociale e relazionale – della pandemia. Un contesto complesso, capace di innescare purtroppo una profonda crisi finanziaria nella quale i rischi e gli abusi a danno di imprese e lavoratori sono diventati striscianti, pressanti e diffusi.

Da qualche anno, poi, si sono affacciate sul mercato fantomatiche società che, offrendo personale a buon mercato, assumono direttamente il personale delle imprese, con appalti spesso fraudolenti, promettendo una consistente riduzione dei costi dal lavoro.

Manovre cui seguono frequentemente conseguenze disastrose.

Innanzitutto, il costo del lavoro si riduce troppo spesso a danno degli stessi dipendenti, nonché degli enti previdenziali ed assistenziali. 

Le “inafferrabili” società , inoltre, guadagnano quasi “speculando” su queste condizioni e a pagare dazio sono naturalmente non solo gli assunti, ma anche il datore di lavoro che, sovente, per il principio della responsabilità solidale, si trova coinvolto in recuperi retributivi e contributivi, oltre che nel pesante regime sanzionatorio concepito per colpire l’appalto illecito; pratica ovviamente illegale posta in essere al fine di eludere – in tutto o in parte – i diritti dei lavoratori derivanti da disposizioni inderogabili di legge o di contratto collettivo.

Nel corso degli ultimi anni abbiamo più volte assistito a questi fenomeni, che pur lasciando sul piano formale la titolarità dei rapporti di lavoro a queste società (a volte create ad hoc), in sostanza rischiano di ripercuotersi proprio sul datore di lavoro che, a volte ignaro, rischia di compromettere così la propria attività.

In assenza degli elementi sostanziali e formali dell’appalto si configura per questo l’ipotesi di somministrazione abusiva a carico dello pseudo appaltatore, con conseguente utilizzazione illecita del datore di lavoro. Questo comporta che il lavoratore può richiedere la costituzione del rapporto di lavoro alle dipendenze del committente.

È infatti la Circolare N. 10/2018 dell’Ispettorato del Lavoro a chiarire: 

“In presenza di un appalto non genuino le retribuzioni dei lavoratori restano a carico dell’appaltatore, ma le inadempienze contributive si addebitano al committente. È quanto prevede l’Ispettorato nazionale del lavoro con la circ. n. 10/2018 per mezzo della quale sono state fornite, al personale ispettivo, specifiche indicazioni operative. Per contrastare, inoltre, il preoccupante fenomeno del dumping sociale nell’iter di conversione in legge del “Decreto Dignità”, ha ripristinato il reato di somministrazione fraudolenta di manodopera. In virtù di queste novità, il quadro punitivo che ne consegue prevede un apprezzabile aggravamento della posizione dello pseudo committente”. 

Troppi millantatori di grandi scoperte indicano alle aziende la “strada giusta” per beneficiare di sgravi, esoneri o sconti fiscali suggerendo dei trucchetti home made che quasi sempre si rivelano essere sbagliati e controproducenti.

La riduzione del costo del lavoro si ottiene anche e soprattutto affidandosi a professionisti del settore grazie ai quali è possibile pianificare le strategie contributive e fiscali anche e soprattutto attraverso le attribuzioni che la legge gli ha affidato (certificazione dei contratti, ASSECO, formazione professionale, assidua ed efficace vigilanza per la tutela del titolo professionale…). 

I Consulenti del Lavoro di Campobasso sono in prima per garantire il rispetto delle norme e dei “venditori di fumo” che compromettono i già precari equilibri della nostra comunità con il solo obiettivo di rimpinguare le proprie casse a danno della collettività.

In questo momento di crisi diventa fondamentale il supporto continuo alle aziende clienti, agli imprenditori che hanno fiducia in noi in quanto figura professionale garante della legalità, imprenditori disorientati dalla situazione contingente, ai quali dobbiamo illustrare i rischi di restare vittime di certe lusinghe e far sentire loro che comprendiamo le loro difficoltà e che intendiamo preservarli dal “maggior danno” di lasciarsi convincere, affidandosi a siffatti ”manovratori di personale a basso costo””.